Nel 1972 arrivò all’oratorio salesiano di Trapani il nuovo direttore. Per la sua faccia bruciata dal sole sembrava un curato di campagna. Il suo paese d’origine era Aragona, in provincia di Agrigento. Io ricordo a casa sua la pasta fave e piselli, raccolte da noi nei suoi campi; ricordo il pane fatto in casa; ricordo sua mamma vestita di nero e con il fazzoletto in testa; ricordo la sua madrina (sua seconda mamma), pure lei vestita di nero e con il fazzoletto in testa, che prima che diventasse prete gli dava del tu e indossata la veste talare gli dava del voi; ricordo l’omelia, che don Meli, in occasione del matrimonio della sorella, sopraffatto dall’emozione e dai ricordi, quasi non riuscì a fare.

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Ricordo, però, che don Meli non imponeva niente, il suo contatto con noi giovani era fatto di gentilezza e semplicità. Mi sono trovato a partecipare al 1° convegno nazionale cooperatori a Roma, mi sono trovato a partecipare a dei ritiri spirituali dove ho scoperto la parola di Dio, mi sono trovato a trascorrere le domeniche pomeriggio all’ ospizio marino (percorrevamo la distanza dall’oratorio di circa un chilometro a piedi) con i bambini abbandonati, mi sono trovato a fare, nei tre anni che è stato a Trapani, tanta attività e tanto cammino spirituale.

Alcune sere fa, dopo quaranta anni, ci siamo ritrovati nella nostra parrocchia per celebrare con lui e ringraziare Dio Padre Celeste. Insomma sicuramente si può affermare che, come don Bosco, don Meli abbia fatto di noi buoni cristiani ed onesti cittadini.

Giuseppe Virzì

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