Anno della Fede/2: Unità della fede e divisioni tra i cristiani

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Celebrazione la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è opportuno ricorda che il simbolo della fede, in passato, è stato un campo di battaglia per le divisioni tra i cristiani, sia nella sua lettera che nelle sue interpretazioni. I primi concili ecumenici (Nicea e Costantinopoli) avevano dato alla Chiesa la forma con cui professare la fede. Ma in Occidente, con la famosa questione del Filioque, l’affermazione che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio aveva aperto una ferita alla comune ecclesiale, perché veniva modificato unilateralmente quanto formulato da un Concilio della Chiesa universale. Tuttavia, fino allo scisma dell’inizio del secondo millennio la questione alimentò il dibattito teologico. Solo dopo (1054) la questione del Filioque divenne motivo di contestazione per giustificare la divisione e per vicendevoli scomuniche. Il dialogo ecumenico, avviato con il Vaticano II, ha evidenziato che non v’è differenza di fede nelle diverse formulazioni, tanto che Giovanni Paolo II, alla vigilia del grande Giubileo del 2000, poteva affermare: “ci consola ricordare che proprio sulla dottrina circa lo Spirito Santo si sono fatti passi significativi verso l’unità tra le varie Chiese… In particolare, sullo specifico problema del Filioque si può ritenere che la diversità tra i latini e gli orientali non tocchi l’identità della fede nella realtà del medesimo mistero confessato, ma la sua espressione, costituendo una “legittima complementarietà” che non compromette, ma può anzi arricchire la comunione nell’unica fede (Allocuzione del 29 luglio 1998).

Le Chiese nate dalla Riforma protestante hanno accolto la formula del Simbolo di fede come era professato dalla Chiesa in Occidente. Se c’è differenza era piuttosto sull’interpretazione, specie sul significato della fede stessa, del valore della giustificazione e del senso del battesimo, poiché “la dottrina della giustificazione… non è soltanto una singola parte dell’insegnamento di fede cristiano. Essa si pone in una relazione essenziale con tutte le verità della fede che vanno considerate interiormente connesse tra loro”(Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione 31.10.1999, n. 18). In ogni caso, la diversa visione della giustificazione data dalla fede nella morte salvifica di Cristo, che aveva diviso la comprensione teologica della professione della fede tra cattolici e luterani, nel dialogo sereno ha mostrato convergenze che la polemica reciproca aveva nascosto, tanto che “le Chiese luterane e la Chiesa cattolica romana hanno ascoltato insieme la buona novella proclamata dalla Sacra Scrittura, ciò che ha permesso loro, unitamente alle conversazioni teologiche di questi ultimi anni, di pervenire ad una comprensione condivisa della giustificazione. Questa comporta un consenso su verità fondamentali” (Dichiarazione congiunta…, n. 14).

don Marco Renda per Condividere

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