[ASPETTANDO IL FESTINO/I LUOGHI] La storia delle chiese da dove passerà il Santo in processione

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Il festino di San Vito rende protagoniste alcune chiese di Mazara del Vallo dove il simulacro d’argento sosterà per la devozione dei mazaresi. A partire da mercoledì 21 agosto il simulacro sarà portato in processione dalla chiesa del monastero di San Michele nella chiesa di San Vito in Urbe per poi, in corteo, raggiungere la chiesa di San Vito a mare. Ma quale è la storia di questi luoghi di culto legati al festino? Proponiamo questo viaggio nella storia di ognuno di loro.

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La statua di San Vito in piazza della Repubblica e sullo sfondo le cupole della Cattedrale (foto di Max Firreri)

LA CHIESA DI SAN MICHELE

La chiesa venne fatta costruire da Giorgio d’Antiochia nel XII secolo. Agli inizi del XVII secolo, venne riedificata in stile barocco, dall’allora badessa Ausilia Lazzara. Il 23 gennaio 1678 venne consacrata dall’allora vescovo Giuseppe Cicala, evento testimoniato da una lapide posta subito all’interno della chiesa. L’interno venne decorato con stucchi nel 1697, e arricchito d’oro nel 1764 sotto la direzione della badessa Maria Benedetta Gerbino. La facciata è in stile neorinascimentale, realizzata nel 1702 da Alberto Orlando, ed è divisa in due ordini, con capitelli dorici nel primo e ionici nel secondo.

La chiesa di San Michele.
La chiesa di San Michele.

Nel prospetto si trovano inoltre quattro nicchie contenenti le statue dei santi Bernardo, Benedetto, Scolastica e Gertrude. Al centro del frontone triangolare, in alto, è posta la statua di San Michele. All’interno, la chiesa ha una sola navata ricoperta da una volta a botte, con un breve transetto e un’abside profonda. All’incrocio della navata con il transetto si innalza una cupola semisferica, poggiante su un tamburo cilindrico. Attraverso il transetto, la chiesa comunica con l’adiacente monastero delle benedettine. Adiacente alla chiesa si trova il monastero delle benedettine: questo è caratterizzato da un loggiato con dodici finestre con grate a petto d’oca, dalle quali le monache potevano seguire gli avvenimenti religiosi nell’antistante piazza.

LA CHIESA DI SAN VITO IN URBE

La chiesa fu fondata dalla confraternita di San Vito, il sodalizio che annoverava tra i soci della confratria buona parte della nobiltà mazarese. Questo confraternita, istituita il 25 marzo 1588 con propri statuti, fu approvata dal Vescovo monsignor Luciano De Rubeis (1589-1602) e vide riformate le sue costituzioni l’8 giugno 1778 dal Vescovo Ugone Papè di Valdina (1772-1791).

La chiesa di San Vito in Urbe.
La chiesa di San Vito in Urbe.

Per antichissima ed incontrastata tradizione la chiesa di San Vito in Urbe sorge dove fu il palazzo di Hila. La chiesa ha nel suo interno un’ampia navata, in fondo, sull’altare maggiore sovrasta una statua del Santo in legno dorato, mentre ai fianchi sono disposte le statue dei santi Modesto e Crescenza in legno dipinto. Sulla facciata spicca una bianca statua di San Vito, opera giovanile dello scultore mazarese Pietro Consagra.

LA CHIESA DI SAN VITO A MARE

Il sito della chiesa corrisponde al luogo dove, secondo la tradizione, il Santo s’imbarcò per sfuggire le ire del padre. L’attuale chiesa è stata ricostruita nel 1776 per opera del Vescovo Ugone Papè con il contributo del popolo e della confraternita della nobiltà, ma l’antica, di cui fa menzione l’Adria nel 1515, è d’attribuirsi all’età normanna, quando, cacciati i saraceni e ricostruita la Chiesa cristiana nell’Isola, riemerse con tutta la sua forza in sentimento religioso della città di Mazara, dove sorsero subito chiese, conventi e monasteri.

La chiesa di San Vito a mare.
La chiesa di San Vito a mare.

Proprio in questa chiesa, fino al 1780, venne venerata una vetusta e prodigiosa statua del Santo scolpita in legno che l’abbadessa donna Vincenza Gioachina Sicomo chiese e ottenne di rivestire d’argento e situare nella chiesa del monastero con il patto di non negarla al popolo nella festività della traslazione e nei casi di pubblica calamità. In sostituzione donò alla chiesa una statua marmorea, opera dello scultore Filippo Pennino.

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