[ASPETTANDO IL FESTINO/L’OPERA] Quel giovane San Vito che fuggì dalla città: il dipinto a colori del toscano Gregory Burney

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La chiesa di San Vito a mare a Mazara del Vallo si arricchisce di una nuova opera. A realizzarla è stato l’artista fiorentino Gregory Burney. Il dipinto misura 2,50×1,50 metri e raffigura la scena della fuga da Mazara del Vallo di San Vito, insieme a Crescenza e Modesto. La tela è stata realizzata da Burney in meno di tre mesi ed è la seconda che l’artista fiorentino (ma sposato con una mazarese) ha realizzato proprio per la piccola chiesa dedicato al Santo patrono della città. Qualche anno fa realizzò una tela che raffigura Papa Giovanni Paolo II, in memoria della sua visita a Mazara del Vallo nel 1993.

Un particolare del quadro di Burney.
Un particolare del quadro di Burney.

LA CERIMONIA D’INAUGURAZIONE

QUELLA TELA DEL “PAPA BUONO” – Papa Giovanni Paolo II sul sagrato della chiesa di San Vito a mare, lì dove indossò i paramenti sacri prima di salire sul mega palco per la celebrazione eucaristica. E’ ritratto così il papa beato nel quadro – olio su tela – che l’artista fiorentino Gregory Burney ha realizzato qualche anno fa. L’opera è alta 2,50 metri, larga 1,50 e non è la prima che l’artista fiorentino ha realizzato per la Diocesi.

Il quadro realizzato da Burney e che raffigura Papa Giovanni Paolo II.
Il quadro realizzato da Burney e che raffigura Papa Giovanni Paolo II.

Ha già dipinto Santa Gemma (esposta nella parrocchia di Maria Santissima Madre della Chiesa), i ritratti dei vescovi Emanuele Catarinicchia e Calogero La Piana. Ma ha anche realizzato un altro quadro di Papa Giovanni Paolo II, esposto a Marsala. Burney frequenta abitualmente Mazara del Vallo, perchè sposato con Brigida Gallo. «Dipingere un quadro su Papa Giovanni Paolo II è stata un’emozione indescrivibile, in ogni momento in cui dipingevo pensavo a quella visita e alle emozioni che chi è stato presente, ha vissuto» ha detto Burney.

L'artista Gregory Burney.
L’artista Gregory Burney.

LA CHIESA DI SAN VITO A MARE – La piccola chiesa sorge nel luogo dove, secondo la tradizione, il Santo s’imbarcò per sfuggire le ire del padre. L’attuale chiesa è stata ricostruita nel 1776 per opera del Vescovo Ugone Papè con il contributo del popolo e della confraternita della nobiltà, ma l’antica, di cui fa menzione l’Adria nel 1515, è d’attribuirsi all’età normanna, quando, cacciati i saraceni e ricostruita la Chiesa cristiana nell’Isola, riemerse con tutta la sua forza in sentimento religioso della città di Mazara, dove sorsero subito chiese, conventi e monasteri. Proprio in questa chiesa, fino al 1780, venne venerata una vetusta e prodigiosa statua del Santo scolpita in legno che l’abbadessa donna Vincenza Gioachina Sicomo chiese e ottenne di rivestire d’argento e situare nella chiesa del monastero di San Michele con il patto di non negarla al popolo nella festività della traslazione e nei casi di pubblica calamità. In sostituzione donò alla chiesa una statua marmorea, opera dello scultore Filippo Pennino.

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