[BENI CULTURALI] Quel crocifisso venerato a Mazara del Vallo: la devozione dai Frati Minori Osservanti ai giorni nostri

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Il Crocifisso ligneo venerato nella chiesa di Santa Maria di Gesù a Mazara del Vallo è un’opera di grande valore storico e artistico, la cui devozione fu promossa con grande solennità dai Frati Minori Osservanti che avevano costruito chiesa e convento nella prima metà del secolo XV. Il culto del Crocifisso di Santa Maria di Gesù è noto ab immemorabili, specialmente durante la Quaresima; al simulacro del Cristo la pietà popolare tributa, inoltre, particolare devozione in tempi di siccità, portandolo in processione ed invocando la pioggia. La cappella dove un tempo esso si trovava era di Ius patronato della nobile famiglia Burgio delle Gazzere e venne eretta all’interno della Chiesa nel 1630 circa. Da qui l’opera è stata in tempi recenti trasferita lungo la navata centrale, entro l’arcata di un altare laterale a sinistra. Il pregevole manufatto, di drammatica intensità, si colloca pienamente nella tradizione francescana: su una severa croce lignea dai bordi sagomati sta un Cristo in legno scolpito secondo la cultura artistica tardo-gotica che elabora lo schema del Crocifisso gotico doloroso, rigorosamente verticalistico e lineare nella costruzione delle masse corporee.

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Il corpo allungato dalle membra stirate si distende eretto sulla croce; l’appiattimento dei volumi si evidenzia soprattutto nello spessore toracico ed addominale, dove la figura assume un aspetto quasi “tagliente”, in particolare nel costato, marcato dalle costole geometricamente intagliate in solchi paralleli. Di modellato asciutto e scarno, le gambe esili e affusolate contrastano con la sobria ricchezza del perizoma bianco dal bordo dorato, drappeggiato in pieghe fitte ed eleganti che si stringono al nodo laterale. I piedi sono larghi, stilizzati, sovrapposti ed inchiodati con un unico chiodo. Gli avambracci non sono originali: nel 1630, durante il restauro della Cappella del Crocifisso, operato dalla famiglia Burgio, la traversa della croce e le braccia del Cristo furono segate e accorciate, al fine probabilmente di rendere le loro dimensioni più naturalistiche. Al loro posto si posero degli avambracci in cartapesta, grossolanamente raccordati al testo del corpo. La testa è leggermente reclinata a sinistra; il volto dolente è incorniciato dalle corpose ciocche della folta capigliatura. In alto, sul capocroce superiore, il cartiglio con l’iscrizione INRI.

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Nel 1995 l’opera è stata oggetto di accurato restauro, reso necessario dall’esposizione agli agenti atmosferici durante le processioni e da una serie di precedenti interventi poco felici, tra cui quello già citato del sec. XVII, che previde anche una ridipintura con colori a tempera, e un vecchio restauro ottocentesco, in cui vennero rinforzate le giunzioni tra braccia e avambracci e si provvide ad una nuova tinteggiatura con colori ad olio. Ancora negli anni ’60 del XX secolo si applicarono delle assi in legno per rinforzare l’ancoraggio del Cristo alla croce, completando l’operazione con una legatura operata per mezzo di cavi elettrici arrotolati all’altezza della vita. Un’ultima ridipinta aveva infine reso l’incarnato del Cristo molto scuro e tendente al verdastro.

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Il restauro ha restituito una scultura più drammatica per i toni chiari della carnagione segnata dalle ferite e dalle gocce di sangue, e ha consentito di riscoprire il colore del perizoma e l’originaria doratura in oro zecchino dei bordi. Il tema del Cristo crocifisso trova larga diffusione in Sicilia, soprattutto all’interno dei conventi dei Frati Minori: si tratta infatti di uno dei temi devozionali programmaticamente scelti dall’ordine francescano, al cui interno spesso si creano scuole di intagliatori e scultori interpreti di precise composizione tipologiche e iconografiche.

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Le interpretazioni tardo-gotiche accentuano i tratti dell’umiltà e della sopportazione del dolore. Non si sono a tutt’oggi rinvenuti documenti d’archivio o testimonianze storiche relative a quest’opera, nonostante si tratti di uno dei capolavori cristiani più antichi di Mazara. La cronologia del manufatto può essere collocata nella prima metà del XV secolo, sulla base dell’esame delle fonti sul contesto monastico e dei confronti con altre opere tipologicamente affini.

Testo tratto dal volume: “Il Crocifisso di Santa Maria di Gesù a Mazara del Vallo nella cultura artistica del Medioevo siciliano in Francescanesimo e Cultura nella Provincia di Trapani” di Francesca Paola Massara. Atti del Convegno di Studio, (Trapani-Alcamo, 19-21 nov. 2009) a cura di D. Ciccarelli, Ed. CSA – Biblioteca Francescana di Palermo, Padova – Palermo 2011, pp. 291-304. ISBN 978-88-85155-84-8.

 

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