Concilio Vivo/5: 6 mesi di lavori e 500 milioni: così nacque l’aula in Basilica

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Cinquecento milioni di lire e sei mesi di lavori erano stati necessari per sistemare la Basilica di San Pietro ed istallarvi le tribune su cui si sarebbero disposti, rivestiti di paramenti solenni, gli oltre duemila padri conciliari. Uno spiacevole incidente, tuttavia, segnò l’inizio dei lavori: collocati i Cardinali nella prima tribuna, i patriarchi orientali erano stati sistemati dopo, suscitando la plateale protesta del patriarca melchita Maximos IV e la loro ricollocazione di fronte alla tribuna cardinalizia. ogni giorno, dal lunedì al venerdì, celebrata la messa delle nove, un vescovo accompagnato da due accoliti apriva solennemente le congregazioni generali con l’intronizzazione del santo Vangelo sull’altare della Confessione mentre i padri intonavano il Christus vincit o il Credo e il segretario generale pronunciava l’Extra omnes (exceptis observatoribus et peritis). L’uso di microfoni rendeva ottimale la diffusione del suono nell’aula, mentre l’obbligo del latino rendeva difficile a non pochi padri seguire i lavori conciliari.

I testi dei singoli schemi, inviati in anticipo a tutti i padri e presentati in congregazione dal presidente della commissione competente e da un relatore, erano sottoposti ai padri che, iscritti al dibattito con almeno tre giorni di anticipo, avrebbero potuto intervenire, per un tempo massimo di dieci minuti, seguendo l’ordine delle precedenze ecclesiastiche. Per ottimizzare i lavori prevalse l’uso di parlare a nome di un gruppo così che i cardinali, che avevano la precedenza, finirono col monopolizzare gran parte del dibattito. Gli eventuali emendamenti, proposti verbalmente o per iscritto, esaminati e riformulati dalle commissioni, venivano presentati all’assemblea. Introdotti quegli emendamenti che erano stati approvati da una maggioranza dei due terzi, lo schema veniva sottoposto al placet, non placet o, qualora si volessero proporre nuovi emendamenti, al placet iuxta modum, dei padri. Il testo così emendato veniva sottoposto a nuova votazione. Le procedure di voto occupavano gran parte del tempo a discapito del dibattito, del confronto e dell’approfondimento che, però, trovavano largo spazio nelle ore pomeridiane, appositamente lasciate a disposizione dei padri.

Don Vito Saladino per Condividere

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