Da Mazara del Vallo, l’appello dei Vescovi del Maghreb per gli eventi “critici” dei Paesi

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«Il fatto che la nostra Conferenza si sia riunita in Sicilia, nel cuore del Mediterraneo, sottolinea l’urgenza del dialogo delle culture, dei popoli e delle religioni fra le tre rive di questo mare. La guerra in Siria, la situazione del Nord Mali, l’intensificazione delle migrazioni, l’estremismo di certi gruppi religiosi rinforzano le preoccupazioni di questi giorni. Bisogna fermare le armi perché non risolvono nessun problema». Lo hanno scritto nel documento finale gli otto Vescovi del Maghreb (Libia, Marocco, Tunisia e Algeria) che stamattina hanno concluso la Conferenza Episcopale Regionale del Nord Africa, riunita da lunedì mattina a Mazara del Vallo.

Le nostre Chiese sono modeste, fragili e piccole – ha detto Vincent Landel, arcivescovo di Rabat (Marocco) e presidente della Cerna – ma sono la testimonianza vivente di umanizzazione, dialogo, servizio, preghiera, esperienza in quei territori. Questi termini sono gli elementi fondamentali del nostro percorso di evangelizzazione.

La Conferenza Episcopale Regionale del Magreb ha anche affrontato il tema della pedofilia. «Abbiamo lavorato per l’elaborazione di un vademecum per aiutare nei casi di problemi di pedofilia – ha detto Landel – una commissione ad hoc designata affronterà meglio l’elaborazione del documento». Ulteriore argomento della Cerna è stato quello delle migrazioni: «I migranti sono numerosissimi – ha detto ancora Landel – e questo è un fenomeno che la nostre Chiese non possono sottovalutare, anzi devono prendere in considerazione. I migranti non sono soltanto quelli che vivono nei nostri paesi ma anche quelli che arrivano dal Sud Sahara, ai quali i nostri territori per loro sono solo terre di passaggio, per poi raggiungere la Sicilia». «La diversità non sia elemento di conflitto – ha detto monsignor Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo – ma risorsa che ci fa crescere. La presenza qui di questi Vescovi, che nelle loro diocesi vivono la doppia funzione di presenza/estraneità vista che la religione islamica prevalente, è la testimonianza che siamo una sponda unica in un mare che ci unisce». A margine della conferenza stampa è intervenuto pure Samir Khalil Samir, sacerdote gesuita, relatore al convegno sul dialogo interreligioso: «Nel mondo arabo non c’è persecuzione contro i cristiani – ha detto Samir – ma c’è discriminazione. I cristiani non sono trattati nello stesso modo dei musulmani. I musulmani sono i cittadini normali destinatari delle leggi. Gli altri, costituzionalmente, sono cittadini, ma concretamente le leggi – in quanto fatte a partire dal sistema musulmano – lasciano i cristiani in una condizione svantaggiata. Inoltre, la libertà di coscienza è inesistente, esiste solo la tolleranza che consiste nel sopportare che il cristiano rimanga in terra islamica ma con tanti limiti. Non è possibile, però, lasciare l’Islam per un’altra religione».

 

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