[DENTRO IL MUSEO] La reliquia di Santa Rosalia: quando la Santa era patrona di Mazara del Vallo insieme al Ss. Salvatore

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Nella sala degli argenti del museo diocesano di Mazara del Vallo è custodito il busto reliquiario di Santa Rosalia. Il grande reliquiario si data al 1626 e, originariamente, era custodito nella Cattedrale di Mazara del Vallo. La Santa ha lo sguardo al cielo, le mani incrociate sul petto e una corona di rose, tipica della sua iconografia. Sul piedistallo, anch’esso in argento, è applicato un medaglione che reca lo stemma del Vescovo Marco La Cava, il leone rampante, mentre sull’aureola è presente il marchio di un argentiere palermitano, l’aquila a volo basso con le lettere Rvp. L’opera, tra i più bei reliquiari del museo, si inserisce nella ricca produzione di reliquiari a busto della Santa, fiorita dopo l’inventione delle sue ossa nel 1624 sul monte Pellegrino.

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La reliquia di Santa Rosalia.

L’arcivescovo del tempo, Giannettino Doria, rivestì un ruolo fondamentale nel processo che interessò l’arco cronologico che va dalla scoperta del corpo al riconoscimento delle reliquie, fino all’iscrizione di Rosalia nel Martyrologium Romanum, autorizzata da papa Urbano VIII. Fu sempre il Doria, durante gli anni della peste, a predisporre la donazione delle reliquie a tutte le comunità che ne facevano richiesta. Tra queste, grazie all’intervento del Vescovo La Cava, anche la città di Mazara del Vallo ottenne le ambite reliquie, proclamando la Santa patrona della città insieme al Ss. Salvatore. L’opera è citata nella Sacra Visita del Vescovo Domenico Spinola del 1636-1646 e in quella del Vescovo Bartolomeo Castelli del 1696-1697. Rocco Pirri nella sua “Sicilia Sacra” ricorda la riscoperta della devozione a Santa Rosalia proprio durante gli anni della peste, parlando dell’istituzione di una novena, insieme alla donazione del reliquiario e la collocazione di parte delle reliquie della Santa su tre porte della città, con inequivocabile valenza apotropaica. Oggi Santa Rosalia non è più patrona della città di Mazara del Vallo, ma festeggiamenti in suo onore si svolgono nel mese di settembre presso l’omonima parrocchia.

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Ma visitando le sale del museo è possibile ammirare anche il pregiato patrimonio pittorico testimoniato dalle grandi tele ed affreschi. Tra le tele il dipinto raffigurante i santi Pietro e Paolo. L’opera, ascrivibile alla categoria dei manufatti compositi, realizzata nel  XVII sec. da un ignoto artista siciliano con la tecnica dell’olio su tavola, si trova sorretta da un cavalletto metallico in un angolo della sala degli argenti. Utile, al fine della ricostruzione dell’anamnesi storica, è stata la consultazione di alcuni documenti conservati all’interno dell’Archivio storico diocesano di Mazara del Vallo: le schede inventariali dei suppellettili e lapidei della Cattedrale di Mazara del Vallo e l’inventario dei beni mobili, sempre della Cattedrale, risalente al periodo del Vescovo Emanuele Custo (1816-1829). Dalla lettura delle fonti, si evince che la tavoletta (cm 30×40), collocata, in origine, all’interno della sacrestia della Cattedrale di Mazara del Vallo, doveva essere un’icona: il busto delle figure, aggiunto in un secondo momento, risulta più piccolo delle teste e, pertanto, le immagini sono sproporzionate. Particolare è la cornice in legno e stucco, realizzata successivamente, impreziosita da una decorazione a  finto marmo. L’opera è stata sottoposta ad interventi di restauro testimoniati, sul retro del supporto, dalla presenza di fogli di giornale e tavolette/striscette di legno fissate con chiodi di ferro; sia sul retro che sulla fronte dell’opera vi sono però fori causati dal tarlo e la pittura è interessata dal fenomeno delle craquelure.

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Il dipinto raffigurante i santi Pietro e Paolo.

La resa iconografica delle due figure rispecchia quella della tradizione che le ritrae, spesso, l’una accanto all’altra, entrambe con i capelli corti e la barba, più lunga in San Paolo; i capelli sono più ricci e folti in San Pietro. I santi indossano una mantello colore giallo ocra che lascia scoperto il braccio destro e consente di  vedere l’abito sottostante, marrone quello di San Pietro, verde quello di San Paolo. Recano in mano rispettivamente San Pietro la pergamena arrotolata, San Paolo il codice.

Donatella Lisciotto e Maria Rosa Montalbano

ORARIO ESTIVO

Martedì e giovedì: 10-12,30
Mercoledì, venerdì e sabato: 10-12,30 e 16,30-18,30
Domenica: chiuso
(Dal 26 al 31 luglio il museo diocesano rimarrà chiuso al pubblico)

 

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