DON PIETRO PISCIOTTA
Gocce e segni indelebili nella Chiesa di Mazara

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DON PIETRO PISCIOTTA
Gocce e segni indelebili nella Chiesa di Mazara
(edizione Accademia selinuntina di scienze lettere arti) | 2013 | pp. 252 |

L’ opera riepilogativa e antologica di don Pietro Pisciotta, pulsante di partecipazione personale e di amore per la propria terra, intende recuperare alla memoria collettiva frammenti della storia e della cultura del territorio diocesano mazarese, “spigolando” tra le figure eminenti di studiosi che nel tempo hanno apportato un decisivo contributo alla Chiesa ed alla cultura della Sicilia. Lo studio edito, dunque, presenta un’ampia scelta di personaggi legati alla Diocesi di Mazara ed appartenenti alla più significativa tradizione teologica ed ecclesiale, nonché filosofica, letteraria, storica, o sociale in senso ampio. Ogni studioso è tratteggiato nelle sue caratteristiche essenziali, inserito nel contesto del suo tempo; di lui si traccia un profilo biografico e critico, accompagnato da una attenta bibliografia che elenca sia la sua produzione letteraria che gli studi sulla sua figura, singoli o collettivi. L’ambito cronologico è amplissimo; si va dai primordi della cristianità locale, con Pascasino vescovo di Lilibeo (sec. V) alla figura del cardinale Enrico Birtol (sec. XI, Patriarca di Antiochia), passando poi attraverso personalità umanistiche e rinascimentali quali gli eruditi teologi Tommaso Schifaldo, Paolo Ferro e Bartolomeo Cremona. L’attenzione è spesso centrata sui protagonisti degli ultimi due secoli: Vito Pugliese, teologo, erudito e storico della Chiesa, insieme a Filippo Napoli, Giovan Battista Quinci, Raffaele Castelli ed altri nomi strappati da Don Pietro Pisciotta ad una ingiusta oscurità.

Una meritoria quanto opportuna riflessione è stata dedicata a Padre Matteo Adami, gesuita martire in Giappone nel 1633 e figura esemplare non solo della partecipazione siciliana –e mazarese in particolare- alla grande tensione missionaria della Compagnia, ma anche della influenza che quest’ultima ebbe nella formazione delle generazioni di intellettuali nella Chiesa dal secolo XVII in poi. Sul territorio mazarese, poi, il valore del suo ruolo è ancora da indagare compiutamente; non a caso, proprio in questa sede venne fondato un monumentale Collegio Massimo (1671) ed una raffinata chiesa a pianta circolare, i cui affreschi frammentari sono conservati nella Pinacoteca del Museo Diocesano di Mazara, insieme alla statua di Sant’Ignazio, suggestiva opera dello scultore Ignazio Marabitti. Capitoli a parte sono dedicati al Seminario di Mazara, “oasi e fucina di pensatori e patrioti” dell’Ottocento, ed alla Questione Sociale “dalla Rerum Novarum al Concilio Vaticano II”. Un’ultima parte si sofferma sinteticamente sui Vicari Generali della Chiesa di Mazara, dal Medioevo ai nostri giorni. Intraprendere una ricapitolazione del percorso locale, con stile scorrevole e godibile per un pubblico di lettori anche non specialisti, significa fornire uno strumento supplementare ai ricercatori ed agli appassionati, ma soprattutto significa conservare utile e fruttuoso ricordo dei contributi del pensiero di chi ha operato nella nostra cultura in un tempo ed in uno spazio definiti, che non ci possono essere estranei. Patrimonio “immateriale e intangibile”, ma primario ed essenziale, è proprio l’avvenire della memoria.

Francesca Paola Massara

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