Grani di Vangelo/8

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Rimproveri e tenerezza, parole dure e sferzanti e parole cariche di passione, quelle di Paolo ai Galati. Parole che sgorgano da un cuore innamorato del Vangelo, consegnato ai credenti perché divenga vita, carne e sangue. “Figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi” (Gal 4,19). “Sono dunque diventato vostro nemico dicendovi la verità?” (Gal 4,16). Questo il rapporto tra l’Apostolo e la sua comunità, il suo compito e il suo ministero: “dire” la verità, perché ciascuno possa accoglierla e Cristo sia “formato” in lui. Non si tratta di una verità intellettuale, ma dell’abbraccio di Colui che ha dichiarato “Io sono la Via, la Verità, la Vita” (Gv 14,6).

Ė quella verità che si “comprende” solo lungo la dura via della sequela, fuori dalla quale rimane muta. “ Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce” (Gv 18,37b), dichiara Gesù a Pilato, il quale chiede “che cos’è la verità?” (Gv 18,38a). Si tratta di linguaggi del tutto diversi: Pilato domanda “cosa” sia la verità; il discepolo invece – sostiene Gesù – è “dalla” verità: dal Dio vero prende forma e di quella verità respira. La via, la verità, la vita non sono un elenco di categorie che appartengono al Cristo; si tratta invece di tre termini che svelano il volto del Signore, dell’”Io sono”, di quel Nome che Dio ha rivelato a Mosè, incomprensibile alla mente ma non al cuore (cfr Es 3,14). Cristo si “forma” nel discepolo e lo coinvolge, per opera dello Spirito Santo, nella danza d’amore della Trinità. In ciò consiste la Speranza, senza la quale nessuno può dirsi cristiano, anche se obbedisce a tutti i precetti della Legge, conduce un’irreprensibile vita morale, si consuma in pratiche di pietà e in preghiere solitarie.

Erina Ferlito per Condividere

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