Grani di Vangelo/9

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«Non c’è Giudeo né Greco[…], perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28). Con forza Paolo spinge i cristiani della Galazia ad andare oltre le sterili polemiche di chi frantuma la comunità perché non intende il senso del Vangelo. «Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo» (Gal 3,27). Non si tratta di un abito da indossare per coprire e nascondere falsità e ipocrisie, ma della “veste” candida della Pasqua, della veste simbolo di un’indelebile appartenenza alla gloria del Signore risorto: morti con Cristo, con lui sepolti, con lui risorti, in lui uomini nuovi (cfr Rom 6,4). Uomini nuovi per opera dello Spirito e non per merito della predicazione dell’Apostolo, che vive dubbi e scoraggiamenti (cfr Gal 4,20). Paolo sperimenta la propria fragilità e la propria impotenza, poiché solo lo Spirito può cambiare il cuore dell’uomo. Ma non può evitare il rimpianto e la pena del suo fallimento (cfr Gal 5,7a).

Riecheggia la smisurata sofferenza di Geremia (cfr Ger 20,7-9) o lo scoramento di Elia (cfr 1Re 19,1-14). Ma come i due profeti Paolo non si arrende: nella persecuzione, e a costo della vita, continua a proclamare il Vangelo e a correggere chi percorre gli storti sentieri della divisione: io sono di Paolo, io di Apollo, io di Cefa, io di Cristo (cfr 1Cor 1,12). «è forse diviso il Cristo?» (1Cor 1,13a). Nessuno, nella comunità ecclesiale, ha il diritto di riconoscersi in tale o tal’altro “pastore” o “ministro”; né Paolo, Apollo, Cefa o chiunque ha il diritto di accettare o, peggio, fomentare le divisioni, che appartengono al diavolo, il separatore. Bisogna distruggere beghe e piccinerie, alzare lo sguardo e puntare in alto: acquisire, giorno dopo giorno, la consapevolezza di essere una “cosa sola”, poiché nella Chiesa di Cristo vive e opera lo Spirito di unità.

Erina Ferlito per Condividere

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