[NOI E LORO] Ramadan, il messaggio del Vescovo alla comunità musulmana – LEGGI IN ARABO E FRANCESE

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Il Vescovo di Mazara del Vallo monsignor Domenico Mogavero ha indirizzato anche quest’anno un messaggio alla comunità musulmana di Mazara del Vallo e di tutta la Diocesi, per l’inizio del Ramadan. La Diocesi di Mazara del Vallo vuole essere vicina ai fratelli musulmani in questo momento di digiuno durante questo sacro mese di Ramadan. Qui di seguito il messaggio scritto da monsignor Domenico Mogavero: A nome della comunità cattolica mazarese, all’inizio del mese sacro del Ramadan, desidero rivolgere il mio pensiero a voi tutti, cari fratelli di fede musulmana, unendomi alle parole di saluto e di augurio rivolte da Papa Francesco ai musulmani presenti a Lampedusa. Per voi questo è un tempo di digiuno e di preghiera nel quale purificare con le privazioni i vostri cuori, per essere più vicini gli uni agli altri. Ma è anche un tempo di festa nel quale riscoprire che Dio, nostro Creatore, deve ispirare le nostre scelte e le nostre azioni perché tutti veniamo da Lui. Che Dio clemente e misericordioso benedica le vostre famiglie e doni la pace agli uomini, soprattutto là dove è più minacciata. Mentre vi assicuro il ricordo nella preghiera, vi rinnovo la mia amicizia e vi auguro un buon e santo Ramadan.

IL MESSAGGIO IN ARABO

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IL MESSAGGIO IN FRANCESE

Message de l’Evêque Domenico Mogavero à la communauté musulmane de Mazara del Vallo et des municipalités du Diocèse: Au nom de la communauté catholique de Mazara del Vallo, au début du mois sacré du Ramadan, je souhaite donner mes meilleurs vœux à vous, chers frères et sœurs musulmans, en me joignant aux salutations et aux vœux adressés par le Pape Francesco aux musulmans présents à Lampedusa. Pour vous, c’est une période de jeûne et de prière dans laquelle vous purifiez vos cœurs grâce aux privations et vous vous rapprochez les uns aux autres. Mais c’est aussi un moment de fête dans lequel on redécouvre que Dieu, notre Créateur, doit inspirer nos choix et nos actions parce que nous venons tous de Lui. Que Dieu, clément et miséricordieux, bénisse vos familles et donne la paix aux hommes, surtout alors qu’elle est menacée. En vous assurant mon souvenir dans la prière, je vous renouvelle mon amitié et je vous souhaite un bon et saint Ramadan.

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IL RAMADAN

Il mese di Ramadan è il nono del calendario islamico, reso doppiamente sacro dall’Islàm per il fatto che è: Il mese in cui fu rivelato il Corano come guida per gli uomini e prova chiara di retta direzione e salvezza (Sura II, v. 185). Il digiuno, durante il sacro mese di Ramadan, è atto basilare di culto, obbligatorio per tutti i musulmani tranne che per alcune categorie di persone. Per legge sono esenti dal digiuno i minorenni non ancora puberi, i vecchi, i malati di mente, i malati cronici, i viaggiatori, le donne in stato di gravidanza o che allattano, le persone in età avanzata, nel caso che il digiuno possa comportare un rischio per loro. E proibito alle donne musulmane mestruale e in puerperio. La legge ammette e raccomanda anche il digiuno volontario,  in determinati giorni dell’anno. Il Corano stabilisce l’obbligo del digiuno: O voi che credete! Vi è prescritto il digiuno, come fu prescritto a coloro che furono prima di voi, nella speranza che voi possiate divenire timorati di Dio. (sura II, v.183). Si tratta di un mese di purificazione, ricco di grazie, e durante il quale, in una delle sue ultime notti dispari, detta Lailatu l-Qadr (notte del destino), le porte del cielo sono più dischiuse.

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Ramadan, digiuno sacrificio e riflessione nel mese della rivelazione del Corano

Uno spazio e un tempo per pensare. Riflettere, guardarsi senza ipocrisie. E, spesso, fare penitenza. Il ramadan, per i musulmani, è ben oltre il poco che si sa in Italia, e in genere in un Occidente distratto. Non è solo digiuno, il ramadan. Non è solo pasti abbondanti dopo il calar del sole e prima dell’alba. È soprattutto riflessione, penitenza. È sacrificio, jihad, nella vera accezione di un termine troppo spesso abusato. Il ramadan può essere interpretato come la sosta in un cammino sempre diverso, ogni anno che passa. Ci si ferma, per un mese, qualsiasi cosa succeda, e si canalizza la riflessione entro riti ben precisi, accettati e consolidati. Il digiuno, anzitutto: è una pratica che – si scopre vivendo per esempio nel mondo arabo musulmano – coinvolge non solo i fedeli più pii e devoti. A digiunare sono praticamente tutti, e molto spesso non per conformismo. I laici che digiunano, anzi, sono talvolta coloro che più di altri riflettono sul significato profondissimo di una introspezione seria e severa della propria vita e delle proprie azioni. Si digiuna, dunque, dall’alba al tramonto. Dal primo raggio di sole sino a quando l’ultimo raggio scompare dietro l’orizzonte. Si digiuna, e cioè ci si priva di cibo e bevande, ma anche del fumo. Ci si astiene, in sostanza. Dopo il calar del sole, è il tempo e lo spazio della relazione. Il pasto rituale, l’iftar, non è solamente la rottura del digiuno. È il mezzo per rinsaldare la comunione, il rapporto – cioè – nella comunità. È per questo che i due pasti che si consumano poco dopo il tramonto e poco prima dell’alba (rispettivamente iftar e suhur) sono pasti “assieme”. Assieme alla famiglia, anzitutto: non solo e non tanto quella ristretta, ma la famiglia che si riunisce per le grandi occasioni. Come, per noi, a Natale. La madre, i genitori, i fratelli e le sorelle, i cognati, e poi – col trascorrere del mese di ramadan – i parenti più lontani. Man mano che il mese passa, nelle case arabe, o musulmane non arabe, si invitano gli amici più stretti, e poi i colleghi, e – perché no? – i non musulmani. Il ramadan è, infatti, un mese di accoglienza. Non è solo un mese di sacrificio e penitenza. E soprattutto non può essere bollato come il mese del radicalismo, dell’integralismo, il mese in cui le tensioni rischiano di esplodere. Il ramadan è come un Natale che dura un intero mese, un Natale moltiplicato i giorni di un mese lunare. È il mese della famiglia. È l’occasione per invitare il “prossimo tuo” nelle grandi tavolate che riempiono le strade, per esempio, del Cairo. È persino il mese della tv, che concentra i suoi sforzi produttivi e finanziari nelle fiction che ogni sera, per tutto il mese di ramadan, vanno in onda sul piccolo schermo, raccogliendo il grande pubblico. Le ragioni sono evidenti: è il mese in cui si sta di più a casa, in cui tornano gli emigranti, i figli, i parenti della diaspora. Soprattutto, è il mese della rivelazione del Corano al profeta Mohammed, iniziata nella notte più santa del mese santo, Laylat al Qadr. Una notte che, vissuta a Gerusalemme, vicino alla terza moschea più importante per l’islam, fa comprendere anche ai non musulmani i sentimenti profondi di chi, credente, si reca alla moschea di Al Aqsa e prega sino a che l’alba arriva.

Paola Caridi

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