[IL RESTAURO] Ecco il crocifisso restauro della chiesa di San Francesco d’Assisi – LE FOTO DELLE CERIMONIA

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Il crocifisso della chiesa di San Francesco d’Assisi a Marsala è tornato a risplendere. La presentazione è avvenuta in una chiesa gremita di persone che hanno assistito alla scopertura dell’opera restaurata. La scultura databile al  XVI sec. è realizzata in legno intagliato e dipinto su una preparazione di base, in gesso dolce e colla di coniglio. Prima dell’intervento l’opera si presentava  alquanto deteriorata, e notevolmente annerita a causa dell’ossidazione delle vernici e dai depositi superficiali coerenti e incoerenti, che ricoprono il manufatto ligneo. La vernice grassa pigmentata, ormai ossidata, occultava l’incarnato originale. Il perizoma è dorato con oro zecchino, ma la superficie risultava spenta.

Il crocifisso restaurato.
Il crocifisso restaurato (foto di Max Firreri)

A mettere a rischio l’integrità dell’opera negli anni c’è stato anche un attacco di insetti xilofagi attivi che ha indebolito l’opera già compromessa. «Lesioni e indebolimento del legno avevano  causato la decoesione del film pittorico» spiega il restauratore Gaetano Alagna. Da qui la necessità dell’intervento. «In questa chiesa sono entrato vent’anni fa per il restauro di alcune opere – ha detto ancora Alagna – e già allora ammirai questo crocifisso. Ma, purtroppo, non fece parte di quelle perizie. Ora dopo vent’anni il caso ha voluto che a restaurlo fossi io». Alagna ha spiegato le fasi del restauro.

Il Vescovo con don Tommaso Lombardo.
Il Vescovo con don Tommaso Lombardo.

«Con l’autorizzazione della Soprintendenza ai beni culturali di Trapani abbiamo provveduto a una prima pulitura dai depositi incoerenti, poi si è passati alla fase del consolidamento della fibra lignea con imbibizione di resina acrilica attraverso idonei aghi. Le piccole lesioni, invece, sono state riempite con plasmo legno. Successivamente il fissaggio del colore è stato fatto mediante micro iniezione di resina acrilica».

Da sinistra: il Vescovo, Filippo Patti, benefattore e il restauratore Gaetano Alagna (foto di Max Firreri)
Da sinistra: il Vescovo, Filippo Patti, benefattore e il restauratore Gaetano Alagna (foto di Max Firreri)
Da sinistra: Gaetano Alagna con la moglie, Paola Misuraca, soprintendente ai beni culturali di Trapani, Filippo Patti e la moglie e Nunzia Lo Bue, direttrice dell'Unità Operativa artistico-storica della soprintendenza (foto di Max Firreri)
Da sinistra: Gaetano Alagna con la moglie, Paola Misuraca, soprintendente ai beni culturali di Trapani, Filippo Patti e la moglie e Nunzia Lo Bue, direttrice dell’Unità Operativa artistico-storica della soprintendenza (foto di Max Firreri)

Particolare la stuccatura delle lacune limitatamente alle sole zone d’intervento che è avvenuta con gesso di Bologna e colla di coniglio mediante applicazione a spatola. La rasatura è stata fatta, invece, mediante tamponi di cotone, carta abrasiva e bisturi. Alla presentazione dell’opera hanno preso parte Nunzia Lo Bue della Soprintendenza di Trapani, il direttore dei lavori Alfredo Sturiano, il Vescovo (che dopo la benedizione ha presieduto la santa messa) e Filippo Patti, carabinieri in pensione, colui che ha finanziato il restauro.

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