IL BENVENUTO A CAMPOBELLO DI MAZARA/«Eccellenza, la Visita sia profetica per la nostra comunità»

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Se la presenza di un Vescovo in parrocchia, ad esempio, in occasione delle feste del santo patrono o di altre circostanze, rappresenta un momento gioioso di convergenza tra chiesa locale e comunità parrocchiale, le aspettative dei fedeli per una Visita pastorale sono, per un verso, indefinibili, e, per altro verso, cariche di speranze. La Visita pastorale sarà l’occasione per sperimentare più da vicino la guida concreta del Pastore attraverso il suo annuncio profetico (fermo restando che il Piano pastorale che il Vescovo annualmente dona alla comunità diocesana, congiuntamente ai vari appuntamenti, esprimono pienamente la sollecitudine del Pastore per il suo gregge). Tanto più che la nostra Chiesa locale non conosce, nella sua recente storia, l’ufficio della Visita pastorale, dal momento in cui l’ultima risale al 1968.

La prima volta di monsignor Mogavero a Campobello: era l'aprile del 2007, appena dopo il suo ingresso da Vescovo a Mazara del Vallo.
La prima volta di monsignor Mogavero a Campobello di Mazara: era l’aprile del 2007, appena dopo il suo ingresso da Vescovo a Mazara del Vallo.

È chiaro che negli ultimi decenni non sono mancati momenti fondanti il cammino della nostra Chiesa locale come, ad esempio, l’esperienza ecclesiale del Sinodo diocesano indetto, poco più di venti anni fa, da monsignor Catarinicchia. La Visita pastorale rappresenta un momento profetico per una comunità parrocchiale. La recente costituzione dell’Unità pastorale di Campobello di Mazara può essere l’occasione per una pastorale più incisiva su un territorio segnato da particolari problematiche: disoccupazione, disagio delle nuove generazioni, disgregazione sociale e mancanza di progettazione; non mancano tuttavia a livello socio-culturale ed anche a livello ecclesiale risorse e speranze. Le attese della comunità sono dunque alte.

Don Nicola Patti (a destra) col Vescovo.
Don Nicola Patti (a destra) col Vescovo.

Non è fuori luogo affermare che con l’episcopato di monsignor Mogavero la nostra Chiesa locale ha conosciuto un’eccentricità e una dislocazione mai verificatesi nella sua storia recente. La profezia di Chiesa del dialogo tra religioni, culture e nazioni del Mediterraneo (chiamate ad essere icona vivente di accoglienza e laboratori di integrazione nel tempo delle migrazioni globali), itinerario esperienziale che la nostra chiesa locale (e non solo essa) promuove e attualizza in modo permanente da diversi anni, ha trovato un netto riscontro nel gesto di Papa Francesco con la visita a Lampedusa che, in un certo senso, si può ritenere il primo Viaggio Apostolico del pontefice. D’altro canto lo stesso Giovanni Paolo II, l’8 maggio 1993, a Mazara del Vallo, nell’ambito del suo viaggio apostolico in Sicilia, definì la nostra terra “crocevia di culture”.

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La Visita pastorale che il Vescovo si accinge a compiere a Campobello di Mazara, dal 17 al 21 aprile, sarà non soltanto un momento di gioia conviviale ma l’occasione per rinsaldare più concretamente quei legami ecclesiali tra comunità, gruppi, movimenti, associazioni e fedeli tutti con il nostro pastore, per dar vita ad una più incisiva azione pastorale unitaria e integrata. Sarà per il vescovo l’occasione per vivere più da vicino la storia di un territorio, per entrare in contatto con le famiglie, con i giovani, con i più deboli, con gli immigrati. Rappresenterà per la comunità ecclesiale di Campobello di Mazara un punto di partenza.

La Visita pastorale in corso nelle diverse parrocchie e città della nostra diocesi può considerarsi come un itinerario che si caratterizza secondo una dinamica centripeta (i volti, le problematiche, le aspettative) che consentirà al nostro vescovo di cogliere le istanze pastorali più urgenti (da indicare successivamente come compito ai fedeli) e affinare, sul piano pratico, linguaggi e obiettivi dell’azione pastorale in modo tale da annunciare, in tutta la sua forza, la buona novella della redenzione e della misericordia divina, fattasi storia nel Crocifisso Risorto; e raggiungere quelle periferie esistenziali che sono in attesa di speranze nuove, di riscatto e di esperienze autenticamente umane. Una chiesa chiamata a rielaborare e focalizzare l’annuncio del Vangelo attraverso la ricerca di itinerari di comunicazione performativa del messaggio di salvezza che manifestino più incisivamente la dimensione pasquale e soteriologica della fede vissuta e professata. Quale annuncio profetico dunque per la nostra Unità pastorale di Campobello?

don Nicola Patti

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