[IL CAMMINO IN DIOCESI] Cattolici e ortodossi in una lieta condivisione di fede – VIDEO/L’INTERVISTA A MONS. ROBU

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Da circa un decennio la Chiesa di Mazara del Vallo sta vivendo un intenso cammino ecumenico, che non si accontenta di pregare per l’unità dei cristiani durante l’ottavario previsto (dal 18 al 25 gennaio), ma va gustando la bellezza delle relazioni e la gioia dell’incontro con i “fratelli separati”. L’ecumenismo non è un’idea né un auspicio, bensì vita concreta, che si nutre dell’intrecciarsi dei rapporti umani e di fede. Nel nostro territorio, e dunque nella Chiesa mazarese, da tanti anni viviamo gomito a gomito con i fratelli ortodossi rumeni, la cui presenza numerosa è dovuta all’immigrazione di chi, nella propria terra, non riesce a trovare lavoro.

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Con loro stiamo dunque percorrendo la faticosa via dell’unità nella fede, la sola che può guarire antiche ferite inferte all’unica Chiesa di Cristo e millenarie fratture, provocate dalle complesse vicende della storia e, forse, da certe ottusità degli uomini. Sanare le divisioni, ma nel rispetto delle differenze culturali e nella stima reciproca: questo l’impegno. L’Unitatis redintegratio, ossia il decreto sull’ecumenismo del Concilio Vaticano II, ha segnato profondamente la Chiesa cattolica, rendendola consapevole dell’impossibilità di annunciare con cuore limpido il Vangelo della pace e dell’unità tra i popoli, mentre, a livello istituzionale, si vive il conflitto e la separazione tra coloro che professano la comune fede nel Cristo e hanno ricevuto lo stesso battesimo che li salda alla vita del Risorto. Così la Chiesa mazarese si arricchisce di nuovi tesori e si adorna di preziosi gioielli, il primo dei quali è il valore della sinodalità, che connota fortemente le Chiese ortodosse.

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E non possiamo né dobbiamo dimenticare che le prime comunità ecclesiali, eredi della “tradizione” apostolica, sono nate in Oriente; che in Oriente furono celebrati i primi Concili, che definirono i più importanti dogmi di fede; che grande è stato il ruolo dei Padri orientali. In Oriente nacque la spiritualità monastica e i magnifici inni a Maria, proclamata Deipara, Madre di Dio. Conoscenza dell’altro, dunque, preghiera comune, relazioni personali e affettuose: questi i tratti del cammino ecumenico della nostra Chiesa. Consapevoli della povertà di mezzi di questa Chiesa sorella, bisognosa di ambienti per la preghiera e la celebrazione liturgica, già da alcuni anni sono stati messi a disposizione alcuni luoghi di culto, grazie alla grande sensibilità e generosità del nostro Vescovo e di alcuni parroci: Don Marco Renda, nella qualità di arciprete di Castelvetrano, ha offerto la centralissima chiesa di S. Antonio da Padova; don Giuseppe Undari, suo successore, ha continuato a ospitarli, ma nella più spaziosa chiesa di S. Antonio Abate; ancora don Marco Renda, divenuto parroco di Maria SS. Bambina, nel territorio marsalese, ha messo a disposizione la chiesa di Ventrischi; don Giacomo Putaggio, parroco di S. Francesco da Paola in Marsala, ha offerto l’antica cripta della chiesa parrocchiale.

Profonda gratitudine hanno mostrato le nostre sorelle e i nostri fratelli rumeni, dai cui occhi sempre traspare la gioia del pregare insieme e, allo stesso tempo, la pena di non poter condividere la mensa eucaristica. Vere relazioni di fede e di stima reciproca si sono stabilite tra P. Ciprian Munteanu e poi il suo successore P. Daniel Bacauano e il nostro Vescovo, che più volte lo ha incontrato affettuosamente: condivisione lieta di una fede comune, che pian piano coinvolge molti cristiani e si fa vera testimonianza di quell’essere una cosa sola (cfr Gv 17,21a) per la quale Cristo ha pregato, è morto ed è risorto.

Erina Ferlito per Condividere

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