[IL GIUBILEO] Sabato in Cattedrale chiusura dell’Anno della Misericordia: l’analisi di Giuseppe Notarstefano

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Sabato 12 novembre, alle ore 18,30, nella Cattedrale di Mazara del Vallo, si terrà la celebrazione di chiusura dell’Anno della Misericordia. La concelebrazione eucaristica con i presbiteri della Diocesi, sarà presieduta dal Vescovo.

Misericordia concreta ed essenziale

La Misericordia è l’architrave che sorregge la vita della Chiesa (Misericordiae Vultus, 10), una «mistica laica in mezzo al mondo» (Walter Kasper). Alla fine del grande Giubileo voluto da Papa Francesco come segno tangibile per realizzare il grande progetto descritto in Evangelii gaudium, possiamo affermare che il percorso di conversione a cui siamo stati invitati come laici cristiani si è rivelato una preziosa occasione per vivere in profondità l’annuncio del Vangelo nella concretezza di gesti di riconciliazione e di fraterna prossimità. Il Papa ci ha mostrato in questi anni che «l’improrogabile rinnovamento ecclesiale» (EG 27) passa attraverso la riscoperta dell’ineludibile dimensione sociale che il Vangelo pienamente accolto realizza nella vita di tutto il popolo di Dio.

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Ciò richiede una capacità di sguardo nuovo, in grado di andare in profondità, riconoscendo nelle cose del mondo non un «problema da risolvere » quanto «un mistero gaudioso» da «contemplare nella letizia e nella lode» (Laudato sì, 12). Siamo immersi in una stagione della vita dell’umanità caratterizzata da una profonda e inedita trasformazione, una crisi prima antropologica e poi anche sociale e istituzionale, non un’epoca di cambiamento ma un vero e proprio «cambiamento di epoca»: un tempo che chiede a tutti i credenti, ma particolarmente ai laici, una rinnovata capacità di discernimento e di lettura sapienziale. Un’attitudine che deriva da una spiritualità autenticamente evangelica alimentata da una familiarità con la Parola ed educata dentro uno “stile ecclesiale” più essenziale e più autentico.

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Concretezza ed essenzialità diventano pertanto le coordinate di revisione spirituale della vita credente dei laici e in tale orizzonte occorre ripensare percorsi formativi ma anche gli stessi itinerari pastorali che la comunità ecclesiale offre ai laici. Dobbiamo sentirci incoraggiati a rimanere nella complessità della vita, riconoscendone una possibile espressione “beatitudinale”, cioè accogliendo la buona notizia di una vita donata nella fraternità e nel servizio, particolarmente verso coloro che sono più fragili e più socialmente vulnerabili. Le opere di misericordia corporali e spirituali sono pertanto state, e dovranno sempre più essere, degli esercizi di laicità da sperimentare personalmente e comunitariamente. Non si tratta tanto di mettere l’accento sul sostantivo “opere”, cioè sulle cose e sulle realtà materiali, quanto sul genitivo “Misercordia”: il Vangelo accolto con umiltà diventa un potenziale di trasformazione formidabile. I gesti e i segni, ancorché piccoli ed esemplari, ci «restituiscono il senso della nostra dignità», del nostro essere creature pensate “buone” dal Creatore e pertanto ci aiutano a realizzare «una maggiore profondità esistenziale » per apprezzare che «vale la pena di passare per questo mondo» (Laudato si’, 212).

Giuseppe Notarstefano per Condividere

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