[IL RACCONTO DEL PASTORE] «In Senegal coi Vescovi africani, un’esperienza unica che rafforza la speranza»

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Sono partito dall’Italia per partecipare in Senegal all’annuale sessione della Conferenza episcopale regionale del Nord Africa, come faccio ormai da sei anni. Ricordo, per inciso, che tale riunione nel 2012 si è tenuta a Mazara del Vallo. Mi ero lasciato alle spalle tante tragedie e tanta confusione, con la chiara percezione che il nostro è un Paese a rischio e senza prospettive ideali e di valore, con problemi che ci portiamo dietro da anni e che sono ancora sotto gli occhi di tutti, e per di più irrisolti. Vogliamo parlare del problema lavoro e occupazione, delle povertà sempre più drammatiche, dei giovani, delle migrazioni, dei rifiuti, dell’energia, della qualità della vita nelle città grandi e medie, delle riforme istituzionali? Il quadro è desolante e quel che è peggio restiamo tutti, o quasi, tranquilli, aspettando che qualcuno tolga le castagne dal fuoco. Su queste urgenze ed emergenze anche il Consiglio episcopale permanente della CEI, proprio in questi giorni, si è reso interprete del sentire delle nostre Chiese. Per la verità lo sconforto determinato dal quadro generale era ben compensato dalla Visita pastorale nelle comunità parrocchiali marsalesi, nelle quali ho colto elementi di vivacità e di impegno, che lasciano ben sperare per una più incisiva presenza testimoniale e di servizio delle stesse nel territorio. Però giunto in Senegal sono stato quasi investito da una ventata di fatti e gesti, sorprendenti, che hanno spazzato via ogni ombra e mi hanno aperto il cuore.

Il gruppo di Vescovi della Cerna durante l’assemblea in Senegal.

La prima sorpresa è stata più che altro una conferma di quanto sono andato maturando in questi anni. In questo Paese infatti la minoranza cattolica (stimata all’8%) vive in pace e in un clima di buon vicinato collaborativo con la stragrande maggioranza musulmana (90%). I segni rivelatori di questa atmosfera sono i rapporti buoni e cordiali tra le autorità religiose, coltivati con frequenza e regolarità attraverso la partecipazione personale agli eventi significativi delle rispettive comunità. Non esistono limitazioni all’apertura al culto delle chiese e la costruzione di nuove viene portata avanti senza contrasti o pratiche ostruzionistiche.

I lavori della Cerna.

Le scuole cattoliche sono tante e frequentate in maggioranza da alunni musulmani, con una peculiarità che ha meravigliato tantissimo i Vescovi del Maghreb. Infatti, gli alunni cattolici seguono l’insegnamento del catechismo e gli altri, nelle stesse ore, materie alternative come la formazione etica. Se, osservando questi fatti, penso a quanti urlano, in Italia e fuori, per la temuta islamizzazione dell’Europa, ignorando che c’è un Islam moderato che nulla ha a che vedere con il fondamentalismo e il terrorismo, dico che bisogna avere una visione oggettiva della realtà, senza dimenticare o minimizzare peraltro la violenza delle stragi e le minacce terroristiche. Al riguardo, riprendendo una felicissima espressione di un Vescovo senegalese secondo cui il dialogo interreligioso è prima di tutto cura delle relazioni umane e solo successivamente dialogo dottrinale, mi rendo conto di quanto distanti siano l’Europa, il nostro Paese e anche buona parte delle nostre comunità da una visione costruttiva, aperta alla convivenza pacifica tra le diverse religioni.

La chiesa del monastero Keur Moussa a Dakar, dove si è riunita la Cerna.

La seconda sorpresa è stata l’incontro con il Presidente della Repubblica del Senegal e il Primo ministro, presente anche l’Arcivescovo di Dakar. Si è trattato di un incontro ufficiale, aperto e cordiale, privo delle formalità di maniera, che ha evidenziato il clima dialogico e collaborativo con la Chiesa senegalese. Il Presidente ha accettato anche di rispondere alle domande di alcuni Vescovi. La conclusione dell’incontro è stata del tutto inattesa e irrituale. Ha chiesto una preghiera, fatta a nome di tutti i presenti dal neo Arcivescovo di Algeri e Presidente della Cerna, monsignor Paul Desfarges. Se mettiamo in conto che veniva dal Capo di uno Stato che seppure laico è pur sempre musulmano e che in Occidente la cosa sarebbe impensabile, oltre a suscitare interminabili polemiche aspre, si può immaginare lo sbalordimento, positivo beninteso, che ha preso un po’ tutti. E continuiamo a parlare di guerra santa? E non si dica che il Senegal è una eccezione.

L’ingresso del monastero di Keur Moussa.

Un’altra sorpresa, da me particolarmente apprezzata e gradita, è stata l’ascolto di melodie gregoriane nella chiesa abbaziale del monastero benedettino di Keur Moussa, fondato dai monaci di Solesmes in Francia, riformatori del canto gregoriano. Queste melodie bene si armonizzano con quelle nuove, attinte alla cultura locale e accompagnate con strumenti tradizionali ed è felicissima questa forma di adattamento liturgico, esteso anche ai testi, agli arredi e all’architettura monastica. Trovare una simile esperienza in un Paese dell’Africa occidentale, in aperta campagna e tematizzata con un versetto di Isaia (62,6), dice che il monastero è una presenza di Chiesa che vigila come sentinella, notte e giorno, su questa terra e sui suoi abitanti. Incredibilmente bello! L’ultima sorpresa è stato il programma dell’assemblea, preceduto da tre giorni di esercizi spirituali. Una scelta opportuna per sintonizzare tutti su una lunghezza d’onda che facesse uscire da coordinate solo organizzative e pratiche. Un’esperienza davvero unica, che mi ha fatto respirare aria nuova, rincuorandomi e rafforzando la speranza, spesso vacillante a contatto con le nostre angustie quotidiane.

monsignor Domenico Mogavero per Condividere

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