Il terremoto a Marsala. Come ci saremmo alzati se fosse stato forte?

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LETTERA INVIATA IL 7 DICEMBRE  inviata a ufficiostampa@diocesimazara.it

Tutti cerchiamo, anche istintivamente, delle “sicurezze”. E’ nella natura dell’uomo volere sicurezze. Nell’amore, nel lavoro, nella salute. Tutti vogliamo una casa, vogliamo stare bene. Ma come si fa oggi ad essere sicuri? Una chiave ci sarebbe. E’ sufficiente essere ricchi per avere tutto? Da sempre non è stato così, ma oggi più che mai. Non ci vuole molto per spiegare che le avversità atmosferiche la variabilità del sistema economico, le instabilità informatiche, le ostilità terroristiche…  fanno vivere tutti nella precarietà. La sicurezza, pertanto, non può essere acquistata neppure da un miliardario. Oggi tutti siamo ricchi di qualcosa. Di avere un tetto per dormire, un sistema sanitario che ti assicura l’essenziale, il pane quotidiano… Il punto è che non lo riconosciamo. Sarebbe bastato un terremoto di natura diversa  per  rendercene conto, per riconoscere ed apprezzare quello che abbiamo. Per accontentarci. Noi non abbiamo vissuto il tempo del dopo guerra o della povertà di quel periodo, eppure sentiamo dire che erano tempi in cui si era contenti. Noi non abbiamo attraversato il deserto o il mare come gli immigrati e non ci rendiamo conto del perché delle loro fughe. Come ci saremmo alzati oggi se ci fosse stato un terremoto di quelli forti? Stranamente la paura, la morte apre il cuore dell’uomo. Ci saremmo alzati, nel dolore ed almeno più solidali, più aperti agli altri. Non è necessaria una simulazione per comprendere che ci saremmo alzati come gli immigrati di oggi, senza casa, senza soldi, senza nulla e con il bisogno vitale di essere aiutati. Noi non ci riflettiamo, ma non è solo un brutto terremoto che ci può fare perdere le “nostre” certezze. Oggi anche un nubifragio, una guerra a seguito di un crollo finanziario, un’azione terroristica anche di carattere informatico può fare saltare le certezze e le sicurezze di ciascuno di noi. Potremmo trovarci perfino ad essere degli emigrati con la speranza di essere riconosciuti come delle persone che hanno la loro dignità. Noi però continuiamo ad avere la presunzione di potere dire io sono ricco perché ho i soldi in banca e non ho bisogno di nessuno e posso battermi per negare l’accoglienza a chi ha veramente bisogno. E allora. Ma chi sono i ricchi oggi? I ricchi di oggi sono quelli che hanno capito quanto è bella la vita vissuta nella semplicità, nel sapere gustare anche il poco che si ha, nel sapere accogliere ed amare l’altro sempre, nel continuare a meravigliarsi per le bellezze del creato, ed a stupirsi perchè ogni giorno sorge il sole anche per loro. Questo è come mettere tutte le ricchezze in banca, una banca che non sarà mai soggetta ai rischi delle suddette precarietà. Anche se chi mi legge non crede che in Alto c’è Qualcuno che è morto per dare la Vita, mi piace fare riflettere sul mistero della natura, che ogni volta che un seme muore fiorisce qualcosa. A morire, in questo caso, deve essere semplicemente l’egoismo dell’uomo. Ed è vero che si gioisce nel dare. Per chi crede vorrei dire: Quanto è bella l’affermazione “Beati i poveri in spirito….”. L’affermazione “beati i poveri in spirito” è oggi spesso fraintesa, o addirittura citata con un risolino di compatimento, come qualcosa da lasciare credere agli ingenui. Ma Gesù non ha detto semplicemente: “Beati i poveri in spirito!”; non poteva dire una cosa simile. Invece ha detto: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”, che è una cosa ben diversa. Chi vive la condivisione, chi sa accogliere l’altro nel bisogno sembra che perde qualcosa, ma in cambio Dio gli darà il possesso del Regno, la ricchezza infinita. Quella che non crollerà mai…

Alessandro Mirabile
(alessandromirabile@libero.it)

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