[IO PENSO CHE…] “Laudato si'”, l’enciclica del Papa: il dono al Nord di capire il mondo visto anche da Sud – IL TESTO

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C’è una frase dell’enciclica di papa Francesco che in questi giorni segnati dal dibattito sul caso greco mi ha ripetutamente interpellato. È all’inizio del paragrafo 52: «Il debito estero dei paesi poveri si è trasformato in uno strumento di controllo, ma non accade la stessa cosa con il debito ecologico. In diversi modi, i popoli in via di sviluppo, dove si trovano le riserve più importanti della biosfera, continuano ad alimentare lo sviluppo dei paesi più ricchi a prezzo del loro presente e del loro futuro. La terra dei poveri del sud è ricca e poco inquinata, ma l’accesso alla proprietà dei beni e delle risorse per soddisfare le proprie necessità vitali è loro vietato da un sistema di rapporti commerciali e di proprietà strutturalmente perverso». Sì, leggendo Laudato si’ ho avuto netta l’impressione di trovarmi davanti a un testo epocale.

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L’epocalità di Laudato si’ sta, a mio avviso, nel donare al Nord la consapevolezza di come sia il mondo visto anche da Sud. Ognuno ha una propria storia, una propria “dimensione”. Per trovare qualcosa di analogo all’enciclica mi è tornato alla mente il lungo e oscuro lavoro di due missionari e di un dotto dell’islam, che nell’ottocento a Beirut tradussero in arabo la Bibbia. Da allora l’arabo non è stato più soltanto la lingua del corano, ma anche quella di tante liturgie cristiane, cambiando per sempre il significato di quella lingua e quindi di quella cultura. Le culture di odio così diffuse lo occultano, ma il levante ha attestato e attesta l’esistenza di un “credente levantino” che non si spiega senza l’altro che è in lui. E in questo quella traduzione è stata cruciale.

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LEGGI QUI IL TESTO DELL’ENCICLICA “LAUDATO SI'”

Ma parlare di portata epocale di Laudato si’ non si limita a offrirci un linguaggio per i cittadini del Nord e del Sud; ci offre anche un “ecologismo integrale” che ci consente di andare oltre numerosi particolarismi ecologisti incapaci di offrire una visione complessiva. Ma ci sono altri due aspetti che mi preme sottolineare: il rapporto tra chiesa e modernità è il primo. L’autore più citato dal papa, se non sbaglio, è quel romano Guardini che nella tempestosa prima metà del novecento seppe indicarci nel “dominio” l’asse portante del paradigma moderno. Il papa lo cita, lo condivide, aggiungendo però che anche «una presentazione inadeguata dell’antropologia cristiana ha finito per promuovere una concezione errata della relazione dell’essere umano con il mondo. Molte volte è stato trasmesso un sogno prometeico di dominio sul mondo che ha provocato l’impressione che la cura della natura sia cosa da deboli» (n. 116). E per il professor Daniele Menozzi, scrutando negli anni successivi alla seconda Guerra mondiale, papa Francesco vede un altro pilastro del paradigma moderno, i diritti umani; la base di un possibile incontro. infine, l’incontro. Laudato si’ tocca il problema del nostro tempo e del nostro futuro. Jorge mario Bergoglio scrive che «la chiesa non pretende di definire le questioni scientifiche, né di sostituirsi alla politica, ma invito a un dibattito onesto e trasparente, perché le necessità particolari o le ideologie non ledano il bene comune».

Riccardo Cristiano per Condividere

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