[LA RIFLESSIONE DOPO CAGLIARI] Denuncia, ascolto, narrazione, buone pratiche e proposta: ecco “il lavoro che vogliamo”

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Si è conclusa la 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani a Cagliari [CLICCA QUI PER IL SITO] e ritornati a casa sentiamo il desiderio ma anche la responsabilità di trasferire alle nostre comunità i contenuti che hanno dato vita ed animato le giornate trascorse a Cagliari. Il tema è stato “Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo e solidale (dalla citazione n. 192 della Evangelii gaudium di Papa Francesco deI 2013).

Sono state giornate molto intense, di una bellezza inattesa con ritmi molto sostenuti e con un proseguire dinamico del programma che ha coinvolto i delegati, intervenuti in rappresentanza di tutte le Diocesi d’Italia, che hanno partecipato con un inaspettato interesse ed una viva e spumeggiante attenzione. Come noto già dalla Rerum novarum (1891) di Papa Leone XIII viene effettuata la denuncia sociale sullo sfruttamento dei lavoratori, la loro situazione nelle fabbriche e i duri orari del lavoro compreso anche quello minorile, che anche oggi sarebbero stati ritenuti inumani, fino ad arrivare ai giorni nostri con l’esortazione apostolica Evangelii gaudium (2013) di Papa Francesco in cui il nostro amato pontefice afferma che «…nel lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita». Da tale affermazione il Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani, in considerazione dei fondamenti antropologici, teologici, spirituali della nostra fede, ha iniziato la riflessione sulla problematica del lavoro ed il completamento che esso dà alla persona realizzandola nella sua integrità.

Come indicato nel realizzato [Instrumentum Laboris] da considerare come strumento non definitivo e realizzato raccogliendo i primi frutti dell’articolato percorso fatto in diverse Diocesi e associazioni nei mesi di preparazione alla 48ª Settimana sociale dei cattolici, vuole costituire una base di riferimento per iniziare la costituzione e la costruzione di quei “processi”, (nello spirito di quei “cammini sinodali” che Papa Francesco raccomanda come antidoto alla  sclerosi  ecclesiastica) che impegnino con responsabilità ogni comunità cristiana della nostra Chiesa, e che pertanto ci vede anche direttamente coinvolti a partecipare come Chiesa di Mazara del Vallo, in un rinnovato cambiamento sociale che ha anche reso la 48ª edizione delle Settimane Sociali «vera esperienza di Chiesa, momento fruttuoso e propositivo a beneficio dell’intero Paese e soprattutto di chi soffre per la mancanza o la cattiva qualità del lavoro».

In tale percorso e indagine non si è voluto parlare di numeri e statistiche ma di persone, di volti, di vite e fatti reali, di speranze e delusioni umane. Si è voluto anche parlare di solidarietà e dignità della persona proprio nel suo significato di nobiltà d’animo e sua nobiltà morale, di riconoscimento delle sue qualità virtuose e meritevole di sicuro rispetto. Si è pertanto affrontata la questione del lavoro che è stato studiato ed indagato sotto vari e molteplici aspetti, con rigore e metodologia di ricerca scientifica, individuandolo come pilastro su cui costruire lo sviluppo socio economico di ogni comunità; e con la sua produttività e creatività essere vera fonte di ricchezza per la società in cui si vive e ci si relaziona. Il lavoro coinvolge totalmente e integralmente sia la persona che la comunità ove egli opera. Riecheggia nelle nostre menti il dilemma: Si lavora per vivere o si vive per lavorare.

La delegazione diocesana formata da Calogero Amodio, il Vescovo e Calogero Calamia.

Per noi credenti tale dilemma è risolto ab origine in quanto tutto è stato creato per l’uomo e la terra gli è stata affidata affinché egli, con il frutto del suo lavoro, non solo la custodisse ma anche se ne prendesse cura. La considerazione finale vede la persona e il suo lavoro come una unità indivisibile, faccia di una stessa medaglia poiché nel pensare alla Persona senza il Lavoro questo finisce per diventare qualcosa di disumano, così come pensare al lavoro senza la persona questa rimane incompleta in quanto essa si realizza in pienezza quando diventa lavoratore. Persona e lavoro diventano valore in dignità. Il lavoro si può, pertanto, considerare parte integrale ed essenziale, nel senso anche che non se ne può fare a meno, della persona e della sua vita sociale e relazionale, nella considerazione anche che chi perde il lavoro e non ne trova un altro perde la dignità sentendosi mortificato, abbandonato e inutile.

Viene affermato infatti che «Il lavoro è degno perché la persona è degna. La persona è immagine e somiglianza di Dio: il lavoro è degno non tanto perché permette di soddisfare i bisogni materiali, ma in quanto realizza la persona – che, come tale, è degna di un salario e di una vita adeguate. Non basta creare lavoro. Bisogna che tale lavoro sia degno, come realizzazione della persona, sostegno della famiglia e della vita della società. Così si salva la fatica, l’aridità, il sudore del lavoro concreto». Ma non tutti i lavori sono degni e buoni. Non lo sono quelli che non rispettano i diritti dei lavoratori, quelli sotto pagati o con orari disumani, i lavori che sfruttano donne e bambini, quelli collegati al traffico illegale di armi, quelli collegati alla tratta di vite umane, alla pornografica. Questo è sicuramente il «lavoro che non vogliamo». Di contro il «lavoro che vogliamo» è quello degno che rispetta la vita delle persone e dell’ambiente (la Casa comune), che ne rispetta i tempi e i ritmi della vita e che viene prima di ogni risultato economico.

Pertanto il “Lavoro che vogliamo” è (da Instrumentum Laboris):

  • libero, dove siano finalmente bandite tutte le forme di schiavitù, di illegalità e di sfruttamento e dove ogni persona sia messa nelle condizioni di poter dare il meglio di sé senza essere schiacciata dalla burocrazia o dalle procedure;
  • creativo, occasione per permettere a ciascuno di dare il meglio di sé dentro un’idea di innovazione che non è riducibile al solo aspetto tecnologico;
  • partecipativo, nella consapevolezza che non c’è economia che possa prescindere dal contributo della persona umana;
  • solidale, capace cioè di non dimenticare che relazioni di reciproco riconoscimento e di alleanza tra soggetti diversi sono alla base di ogni vero sviluppo.

Nella metodologia di lavoro affidataci quattro sono stati i “registri comunicativi” attorno ai quali si è articolata ogni indagine e riflessione finale:

  • Denuncia non tanto per solo denunciare con il rischio di diventare sterile accusa, ma invece “dare voce ai poveri e rappresentare le grida dei più deboli per spirito di carità e giustizia”. Infatti lo stesso Vangelo ci spinge, quali autentici cristiani, ad allontanarci e prendere le distanze da ogni condizione disumana a difesa dei fratelli più deboli e dimenticati. Con la denuncia si è voluto mettere al centro ed in primissimo piano l’Uomo figlio di Dio e creato a sua immagine. Nell’osservare quanto ci accade attorno, la denuncia delle situazioni più critiche diventa un irrinunciabile necessità di gridare giustizia dando voce agli ultimi e confessare anche un “peccato sociale” al tempo d’oggi raramente preso in considerazione.   
  • Ascolto e narrazione dell’esperienza lavorativa. Ascolto che nella prima fase di condivisione dell’esperienza, specialmente negativa e triste, diventa poi narrazione per fare conoscere la situazione lavorativa nell’intento anche di superare una diffusa solitudine data anche da un ormai profondo individualismo ed anche egoismo nell’avere (più soldi) e nell’essere (più potenti e più importanti). Il narrare non solo situazioni negative ma anche quanto di buono c’è ancora in decorosi e rispettosi lavori dove la persona ha la possibilità di esprimere libertà e creatività e partecipare in solidarietà alla formazione del Bene comune.
  • Le buone pratiche quale attività di ricerca, raccolta e rappresentazione delle tante buone pratiche che hanno già creato oggi tante occasioni e opportunità di lavoro proponendo, in quanto già favorevolmente sperimentate, nuove soluzioni organizzative quale antidoto a possibili crisi lavorative ed aziendali. Con l’individuazione, diffusione e valorizzazione di tali buone pratiche produttive si darà speranza anche a quei lavoratori che al giorno d’oggi nella precarietà non trovano serenità ma anzi angoscia nel perdere o mantenere il proprio lavoro. Pertanto l’individuazione di dette buone pratiche assume, oltre che ad un valore esemplare, anche quel volano per ricreare fiducia e fare intraprendere un cambiamento sociale reale e di successo secondo anche giustizia.
  • La proposta quale risposta ai problemi individuati. In tal modo si è voluto dare un reale segnale di trasformazione e guida per uno sforzo corale di tutti noi per essere propositivi nella risoluzione degli attuali gravi problemi sociali che affliggono, con la mancanza di un lavoro, tante famiglie al momento sicuramente infelici.

Seguendo tale programma a Cagliari non si è voluto celebrare un convegno, un cum venire, come tanti altri ma si è voluto dare l’avvio ad una rivoluzione e trasformazione che il ruolo delle Settimane Sociali vuole avere quale servizio buono verso il nostro Paese. Si è pertanto voluto costituire l’inizio di una nuova tappa in un cammino che individua nella denuncia, ascolto/narrazione e individuazione di buone pratiche la naturale e fisiologica proposta per la risoluzione di un problema sociale, quale oggi la mancanza di un lavoro, a servizio degli ultimi e di chi sta realmente male secondo proprio l’autentica vocazione di essere cristiani ed annunciatori del Vangelo. Solo dalla messa in atto e condivisione di tali pratiche ciascuno di noi può considerarsi partecipe e protagonista della costruzione del bene comune.

A livello diocesano il neo costituito “Osservatorio permanente delocalizzato”, iniziativa dell’Ufficio diocesano di Pastorale Sociale dello scorso giugno e ancora da insediare in ogni parrocchia della nostra diocesi, rappresenta la prima attività per il rilevamento delle problematiche sociali locali per poi proseguire, secondo il citato metodo dei “registri comunicativi”, con la fase di rilevamento delle buone pratiche e la proposta di possibili soluzioni.  In tal modo anche la nostra comunità entrerà in armonia e sintonia con la già citata necessità di creare quei “processi” che impegnino con responsabilità ogni comunità cristiana al servizio della persona e del bene comune.

I DOCUMENTI

Diversi documenti dei relatori della 48ª Settimana Sociale sono a disposizione di tutti. Detti documenti sono da considerarsi anima e struttura del bellissimo progetto presentato ed avviato alla 48ª Settimana sociale ed alcuni di essi sono dei veri capolavori letterari. Per la profondità e vastità delle argomentazioni trattate nella 48ª Settimana sociale non leggere tali documenti rappresenta una limitazione per potere condividere e conoscere la situazione del problema lavoro in Italia; ma rappresenta anche un limite per la condivisione di quel processo di trasformazione del nuovo cammino iniziato a Cagliari. Per questa motivazione invito tutti coloro che sono interessati a prendere visione dei documenti e godere delle meravigliose loro sintesi e creatività; opere di indiscutibile valore di indagine e ricerca sociologica, economica, sociale e biblica. In particolare:

A coerenza della quarta fase della citata metodologia “Proposte” è stato consegnato a Cagliari direttamente al Premier Gentiloni ed anche del Presidente del Parlamento Europeo Tajani, ospiti della Settimana Sociale, il documento contenente le [Quattro proposte della Chiesa Cattolica Italiana] [CLICCA QUI]. Da tale documento la prima proposta riguarda il Patto tra le generazioni per un lavoro degno e di qualità, avendo individuato proprio nella qualità del lavoro la risoluzione e l’alternativa a quella produzione di quantità che di fatto sta mortificando ogni lavoratore che si vede licenziato il più delle volte a causa della maggiore produzione da parte delle macchine che, come analizzato ed individuato nei documenti congressuali, dovrebbero invece essere al servizio della persona per alleviarne la fatica nel lavoro e non invece mortificarla o schiavizzarla.

Nell’intervento strutturale della formazione professionale è stata individuata la soluzione per potere ridurre l’angosciante attuale situazione di mancanza di lavoro da parte dei giovani. A tal proposito durante l’intervista al pedagogista J. Dotti è stata anche accennata l’idea di Lab-Oratorio quale preludio a quel primo orientamento professionale al lavoro per i giovani da potere effettuare proprio nell’Oratorio parrocchiale, possibile bottega di apprendistato secondo anche i principi e le pratiche già messe in pratica da Don Giovanni Bosco e Filippo Negri. Una Chiesa che si pone al servizio della comunità e società tutta e ne diventa fucina e focolare.

È interessante visionare il docufilm di Andrea Salvadore “Il lavoro che vogliamo”, prodotto da TV2000: un docufilm molto interessante che fa conoscere e vedere alcune delle buone pratiche delle già individuatene 400 e che nella sua dinamicità e realismo ha coinvolto anche noi delegati facendoci spontaneamente e naturalmente applaudire i protagonisti di alcune scene (Marco) come se essi fossero realmente presenti e davanti a noi.

VEDI IL DOCUFILM “IL LAVORO CHE VOGLIAMO”

Concludendo si rivolge a tutti i lettori l’augurio che dalla consultazione e meditazione dei documenti della 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani, ove si vuole dare una vera svolta alle nostre comunità cristiane nell’impegno verso i problemi sociali, si possano innescare virtuosi processi che coinvolgano sempre più nell’attivismo i fedeli laici e consacrati della nostra Diocesi di Mazara del Vallo affinché ciascuno di noi possa anche diventare artefice e autentico servitore e operaio per la costruzione del bene comune.

Calogero Amodio per Condividere
L’autore di questo servizio (componente la delegazione diocesana che ha partecipato ai lavori delle Settimane sociali a Cagliari) è direttore dell’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia, la pace e la salvaguardia del Creato.

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