[LA STORIA] Dall’Africa in Italia, Ayouba Dabre: «I miei ventitrè giorni nel deserto e la traversata verso la speranza»

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Dal colore della pelle ti accorgi che Ayouba è un vero africano. E la sua storia è quella che mai vorresti ascoltare. Perché chi fugge dalla guerra ha il dolore negli occhi. Lo leggi e trapela anche in un dialogo dove si parla pure di calcio, di speranza, di futuro; un futuro incerto e lontano dalla propria terra, dalla famiglia, da quello che hai lasciato in una notte, fuggendo per cercare la speranza altrove. Attraversati diversi Stati dell’Africa subsahariana, il deserto, l’approdo in Libia e poi navigando verso una terra che non conosci. Ayouba Dabre oggi ha 19 anni ,ma quando è fuggito dalla Costa d’Avorio ne aveva diciassette: «Eravamo tre amici e siamo fuggiti perché nel mio paese c’è la guerra per questioni politiche. Una situazione insostenibile, spiega Ayouba. Abbiamo viaggiato per ventitré giorni prima di arrivare in Libia».

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Ayouba Dabre.

Dapprima in pullman, poi su mezzi di fortuna per risalire l’Africa. «Di notte dormivamo in strada e poi si viaggiava dalle 5 del mattino alla sera» racconta Ayouba, che in Libia è arrivato con pochi soldi e in cerca di lavoro. Pochi risparmi conservati gelosamente e quella speranza di una vita migliore con l’incubo determinato dalla difficile situazione in Libia. «E allora cosa fare? L’idea fissa era di attraversare il mare – racconta Ayouba – sperando in una terra che mi avrebbe dato felicità e, soprattutto, un futuro a colori ». La partenza all’una di notte in quel giugno del 2011, ammassati in 165 su un barcone. «Stavamo tutti stretti, neanche lo spazio di muoverci, immobili, accompagnati dal rumore del motore e dallo sguardo che avrebbe voluto acchiappare un lembo di terra». Due giorni e mezzo per mare prima di avvistare l’isola di Pantelleria. «Di notte la mia paura era quella di morire – dice Ayouba – poi vidi la terra della salvezza e mi rincuorai ».

Ayouba Dabre al porto di Marsala.
Ayouba Dabre al porto di Marsala.

Non sapeva neanche fosse un’isola Pantelleria. Ma era la terra. Il trasferimento in una comunità per minori non accompagnati a Trapani e la conoscenza coi volontari dell’associazione “Amici del Terzo mondo”. Da qui per Ayouba Dabre è nata la sua seconda vita. Quella che ha riportato sul suo viso il sorriso di un giovane venuto dalle terre insanguinate dalle guerre. Il compimento del diciottesimo anno a Marsala, organizzato nella sua nuova casa, quella del marsalese Lillo Gesone, animatore salesiano, che l’ha accolto dandogli un’ospitalità fraterna e consentendo così di avviare l’iter giuridico per ottenere il permesso di soggiorno.

Ayouba Dabre con Lillo Gesone.

A Marsala Ayouba ha già conseguito la licenza media alla “Titone” e si è iscritto al corso serale dell’Istituto tecnico per geometri. «Voglio studiare l’italiano», dice. In questi mesi ha anche operato da mediatore culturale in una comunità per minori non accompagnati a Strasatti. «La notizia della strage di Lampedusa? Mi ha stretto il cuore – racconta – come me quei fratelli migranti hanno lasciato le guerre sperando una vita migliore e a pochi metri dalla riva sono annegati senza scampo».

Dal nostro inviato a Marsala
Max Firreri per Condividere

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