[LA STORIA] La Casa dei Salesiani di Marsala compie 125 anni: un lungo cammino nel segno di don Bosco – LE TAPPE

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125 anni di storia. La Casa Divina Provvidenza di Marsala quest’anno festeggia un secolo e un quarto di vita e lo farà con iniziative che si aprono oggi [LEGGI QUI IL PROGRAMMA], con la partecipazione, altresì, di don Pascual Chàvez Villanueva, Rettor maggiore (dal 2002 al 2014) oggi emerito e IX successore di don Bosco. Quella di Marsala è una Casa storica nel contesto di tutta l’Opera Salesiana, proprio perché il suo progetto fu inviato e approvato dallo stesso San Giovanni Bosco. In questa Casa Salesiana hanno vissuto il beato don Rua, don Rinaldi, don Ziggiotti e dalla frequentazione di questa casa hanno avuto origini significative “vocazioni” sacerdotali come quelle di monsignor Foderà, dei fratelli Silvestro e Franco Varagona, di don Mariano Mezzapelle, di don Giuseppe Ponte, di don Vincenzo Greco e di don Mariano Narciso.

Don Pascual Chavez sarà a Marsala.

I PRIMI PASSI PER AIUTARE GLI ORFANELLI

In origine la Casa salesiana di Marsala è stata di modeste proporzioni. Sin dal 1877 il canonico marsalese Salvatore Piazza, abbonato al Bollettino salesiano, intratteneva rapporti epistolari con don Bosco, che dal 1878 lo ebbe tra i suoi cooperatori. Lo stesso canonico Piazza trasmetteva il Bollettino al canonico Ignazio De Maria, al canonico Sebastiano Alagna e al barone Antonio Spanò, i quali attratti ed affascinati dalla vita operativa di don Bosco, decisero di aiutare concretamente gli orfanelli di Marsala, città in cui allora imperava una povertà diffusa, l’analfabetismo e la massoneria. L’attività economica era prettamente legata alla realtà agricola condotta in senso feudale e con metodi tradizionali. Gli stessi Ordini religiosi subirono la persecuzione e la chiusura. Nessuno si interessava dei bisogni materiali,  sociali e spirituali delle persone e, particolarmente dei ragazzi poveri ed orfani, costretti a vivere in situazione di assoluto disagio ed emarginati.

5 BAMBINI E UNA CASA IN AFFITTO

Dopo un primo tentativo, con l’aiuto del canonico don Vito Genna, di radunare alcuni giovani orfani e poveri nella chiesa del Purgatorio (attigua alla chiesa madre), per intrattenerli sperimentando il “metodo educativo di don Bosco” (giochi e preghiere), monsignor Sebastiano Alagna si rivolse al Vescovo del tempo per ottenere il consenso a dar vita a Marsala a una Opera assistenziale, caratterizzata dalle attività già praticate nelle altre Case salesiane esistenti. Nel maggio del 1880 i tre sacerdoti salesiani e don Vito Genna realizzarono un primo ricovero con 5 orfanelli bisognosi, prendendo in affitto una modesta casa, a piano terra, in via Calogero  Isgrò. Questo primo ricovero fu chiamato “Ospizio dei poveri orfani e abbandonati”. I primi benefattori furono il barone Antonio Spanò, il notaio Paolo Pellegrino, il cavaliere Genna e il commendatore Florio.

IL PROGETTO DELLA CASA INVIATO A DON BOSCO

Dopo circa un anno gli orfanelli ospitati erano già 34 e altri non poterono essere accolti per ristrettezze economiche ed insufficienza dei locali. I marsalesi avvertirono, fortemente, quindi, la necessità e il dovere di tutelare, con ogni sacrificio possibile, l’Opera così sorta e di procurarvi locali più idonei. Fu proprio monsignor Sebastiano Alagna, sostenuto dal barone Antonio Spanò e dal canonico De Maria, che pensò di donare il suo terreno nella zona periferica (l’attuale via dello Sbarco) con la precisa finalità di realizzarvi  uno stabilimento con scopi educativi. Lo stesso monsignor Alagna scrisse personalmente a don Bosco, chiedendogli un progetto di massima per la costruzione della Casa. E proprio don Bosco – che stava seguendo allora quello della Casa salesiana di Mogliano Veneto – inviò una copia di quella a Marsala e suggerì che la Casa degli Amici di Marsala venisse denominata Casa Divina Provvidenza. Per quanto risulta nell’Archivio centrale della Società Salesiana di Roma, ben 5 lettere monsignor Alagna scrisse a don Bosco, dal 1879 al 1883. In tutte queste lettere è sollecitata, costantemente, la venuta ufficiale dei Salesiani a Marsala, evidenziandosi «il fatale pericolo incombente sulla gioventù per il vagabondaggio e la diffusa pagana educazione».

NEL 1882 IL TRASFERIMENTO NELLA CASA

Il 29 agosto 1882 monsignor Alagna si trasferì con i suoi orfanelli nella Casa Divina Provvidenza. Nei primi giorni del luglio 1883, passando a Torino di ritorno da Lourdes, lo stesso monsignor Alagna rinnovò personalmente a don Bosco la preghiera di inviare i Salesiani a Marsala, promettendo che, in tal caso, avrebbe donato tutto ai Salesiani. Da lì a poco don Bosco mandò a Marsala don Durando per una visita alla Casa Divina Provvidenza e fu lo stesso Vescovo di allora, monsignor Saeli che, venendo a Marsala, chiese a don Durando che i Salesiani venissero a Marsala. Toccante, in quell’occasione, fu l’appello dell’orfanello Francesco Paolo Terranova, che parlò a nome di tutti gli altri compagni ospitati. Dopo la morte di don Bosco (avvenuta nel gennaio 1888), il suo primo successore, il Beato don Rua, venne a Marsala nel febbraio del 1891, insieme a don Francesia. Lì fu preso l’impegno di costruire la Casa. I primi salesiani cominciarono a operare nell’ottobre del 1892. Primo direttore fu don Giacomo Ruffino, secondo don Giovanni Chiesa. Nel 1894 fece visita alla Casa il cardinale Cagliero, salesiano.

I ragazzi dell’oratorio durante la recente Visita pastorale del Vescovo Mogavero.

LA CHIUSURA TEMPORANEA

Dal 1898 al 1900 (per due anni) la Casa rimase chiusa e monsignor Alagna non intendeva accettare di provvedere alla donazione promessa «se non a condizione che fosse, sempre, conservata la sezione dell’internato per gli orfanelli». Solo dopo la stipula della convenzione con il Beato Don Rua, i salesiani fecero ritorno a Marsala. Il nuovo Direttore fu don Barraco, a cui seguirono don Salini e don Pastorino, il quale istituì anche una sezione per studenti esterni non convittori e ricostruì la Scuola professionale per gli artigiani, creò la banda musicale che ebbe come direttori anche don Chiesa, Francesco Parlavecchio e Gianni Galfano. La Casa tornò a essere chiusa dopo il terremoto del 1908 di Messina. E ancora dal 1916 al 1919 per mancanza di mezzi; in quel periodo la Casa venne ceduta al Governo per il ricovero dei profughi della I guerra mondiale. Nel dicembre 1919 i sacerdoti salesiani tornarono a Marsala.

IL DIRETTORE DON CORRADO PEPE

Il nuovo direttore don Corrado Pepe si trovò ad affrontare una situazione veramente disastrosa, peraltro costretto ad operare osteggiato sistematicamente dalla consistente e diffusa realtà massone. Don Pepe superò al meglio i diversi ostacoli e diede notevole impulso alla ripresa attività. Nel 1923 venne a Marsala il Beato don Filippo Rinaldi, terzo successore di don Bosco. Nel 1925 fu direttore don Di Francesco e gli orfanelli assistiti erano ben 106. Il successivo direttore , nel 1928, istituì il laboratorio artigianale di sartoria e, con l’aiuto dell’arciprete Chiaramonte, organizzò i festeggiamenti per la beatificazione di don Bosco; fu in tale occasione (marzo 1930) che al canonico monsignor Alagna (morto nel 1932) fu consegnata la nomina a cameriere segreto di Sua Santità e l’Amministrazione Comunale del tempo dedicò a don Bosco una via.

IL BOMBARDAMENTO DEGLI AMERICANI

Dal 1931 al 1945 furono direttori della Casa don Scravaglieri, don Scelsi, don Giacomarra e di nuovo don Pepe. La Casa subì il bombardamento degli americani in occasione dell’ultima guerra, nel quale morirono tre salesiani e due orfanelli. Finita la guerra fu direttore don Francesco Papa che diede inizio alla ricostruzione richiamando gli orfanelli. Dal 1948 al 1953, sotto la direzione di don Paolo Puglisi, l’iniziata ricostruzione ebbe notevole impulso e fiorirono sempre più: l’internato, l’oratorio, l’Unione degli Exallievi e dei cooperatori. Dal 1953 al 1959 direttore fu don Antonino Fallica e si ebbe, allora, l’istituzione della parrocchia Maria Ausiliatrice, il cui primo parroco fu don Giorgio Spitaleri.

L’attuale parrocchia Maria Ss. Ausiliatrice.

L’ACCOGLIENZA DEI RAGAZZI “DIFFICILI”

Dal 1959 al 1965 è stato direttore don Domenico La Porta, durante questo periodo fu stipulata una convenzione con il Ministero di Grazia e Giustizia per accogliere e seguire i ragazzi difficili, che provenivano dall’Istituto di rieducazione minorile del Malaspina di Palermo.

LA GITA FINITA IN TRAGEDIA

Il 1964 è stato l’anno più triste della Casa salesiana di Marsala. Durante una gita in barca nella laguna dello Stagnone morirono 16 ragazzi e un chierico e un sacerdote salesiano fu addirittura arrestato. [LEGGI QUI IL RICORDO DI DIEGO MAGGIO].

La targa coi nomi dei morti nella tragedia del 1° maggio 1964.

I GIORNI NOSTRI

Nell’ultimo decennio, è doveroso evidenziare particolarmente, la data del 19 novembre 2013 in cui l’urna contenente le reliquie di don Bosco ha fatto sosta nella Casa Divina Provvidenza di Marsala, facendo registrare una grandissima partecipazione anche di cittadini marsalesi. L’Unione Exallievi don Bosco della Casa di Marsala, ha rappresentato e rappresenta una realtà associativa e sociale nel contesto della Ispettoria in Sicilia e della Città di Marsala, ammirata e rispettata. Oggi buona parte dell’Istituto è destinato a finalità scolastiche esterne. Tutti siamo ben consapevoli che, pur nel positivo e utile attuale progresso (forse troppo), viviamo un periodo storico difficile e contraddittorio. La vera solidarietà, l’amore fraterno, l’aiuto reciproco sono espressioni usate frequentemente, forse abusate e poco praticate.

L’urna di don Bosco a Marsala.

A molti, e particolarmente ai giovani, manca un lavoro adeguato, mentre sono pieni oltremisura gli istituti di pena e i riformatori. La droga nella nostra realtà giovanile, la fa da padrona; ancora oggi vi sono ragazzi poveri , non solo in senso economico perché privi anche di una giusta istruzione, abbandonati, disadattati, dediti a delinquere in quanto privi degli affetti familiari e , purtroppo, vi sono anche ragazzi che, di fatto, sono in parte sostanzialmente orfani pur avendo i genitori viventi a causa del contesto familiare disgregato in cui sono costretti a vivere. La nostra parrocchia, il nostro oratorio, siano sempre, come don Bosco ha voluto, luoghi ove incontrandosi in una atmosfera di gioiosa spensieratezza, possano continuare a formarsi buoni cristiani e onesti cittadini.

Francesco Pizzo per Condividere

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