L’INAUGURAZIONE/Una sala colloqui colorata al carcere di Castelvetrano: accoglierà i bambini negli incontri coi genitori detenuti

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È dedicata alla memoria dei bambini migranti che hanno perso la vita nei viaggi della speranza attraversando il Mediterraneo, vittime dei naufragi. È ispirata alle favole di Esopo e accoglierà altri bambini, quelli che attraverseranno i cancelli del penitenziario per incontrare i genitori detenuti, anche loro portando una speranza: poter rivedere i padri fuori dal carcere per una normale vita familiare insieme. È la nuova sala colloqui pedagogica della casa circondariale di Castelvetrano, inaugurata alla presenza di Gianfranco De Gesu, dirigente generale dell’amministrazione penitenziaria della Sicilia, del dirigente generale del dipartimento regionale dell’Istruzione e formazione professionale Gianni Silvia e di Rita Barbera, direttrice dell’istituto di pena.

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La sala colloqui inaugurata.

Un grande e coloratissimo murales caratterizza la sala. Lo hanno dipinto otto detenuti adulti dopo avere partecipato al corso Arti grafiche e computerizzate (450 ore di formazione) organizzato dall’associazione Euro di Palermo all’interno del progetto Restart, finanziato dalla Regione Siciliana e cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo nel quadro dell’Avviso 20/2011 intitolato “Percorsi formativi per il rafforzamento dell’occupabilità e dell’adattabilità della forza lavoro siciliana periodo 2012-2014”. I destinatari del percorso formativo sono stati selezionati tramite colloqui psico-attitudinali da una commissione di operatori della casa circondariale. Per realizzare le decorazioni murali i detenuti hanno tratto spunto da quattro favole di Esopo, raffigurandone i personaggi: il topo di campagna e il topo di città, il lupo e l’agnello, la cicala e la formica, la lepre e la tartaruga. Storie ricche di insegnamenti, da raccontare anche ai più piccoli.

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«Scopo principale del progetto e dei corsi – spiega il curatore Vito Lombardo, docente dell’associazione Euro – è incoraggiare il cammino d’integrazione sociale e lavorativa delle persone recluse, creando condizioni favorevoli all’apprendimento, alla crescita personale e al miglioramento delle competenze professionali da spendere sul mercato del lavoro una volta concluso il periodo di detenzione».

 

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