[L’INTERVENTO] 10° anniversario del Direttorio delle comunicazioni sociali: «Se non comunichiamo diventiamo irrilevanti»

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«Se non investiamo seriamente sulla comunicazione rischiamo l’irrilevanza e la marginalità». (Mons. N. Galantino, segretario della Cei). Lo scorso venerdì 12 dicembre abbiamo ricordato il 10° anniversario del Direttorio delle comunicazioni Sociali “Comunicazione e Missione”, testo ancora oggi di fondamentale riferimento per la pastorale della comunicazione in Italia. Questo Direttorio, pur avendo già 10 anni, insegna che non si può fare vera comunicazione se non c’è un dialogo con la cultura contemporanea: cultura e comunicazione non sono cosa “altra” rispetto all’annuncio del Vangelo; al contrario, l’evangelizzazione non può farne a meno. Ma la mentalità non si cambia in pochi minuti, neanche in pochi anni. Per questo il Direttorio è una sorta di «laboratorio», un cantiere tuttora aperto.

Oggi siamo in qualche modo “connessi” a uno strumento di comunicazione quasi 24 ore su 24 ore e come sottolinea il n. 2 del Direttorio “nulla di ciò che l’uomo oggi pensa, dice e fa è estraneo ai media; e i media esercitano un’influenza, con varie modulazioni, su tutto ciò che l’uomo oggi pensa, dice e fa”. Pertanto oggi il compito della Chiesa deve essere quello di annunciare il messaggio di salvezza a questa società, a questi uomini, in particolare ai tanti giovani che abitano permanentemente gli spazi digitali. Per fare questo dobbiamo starci dentro, essere presenti, senza pregiudizi o precondizioni inutili, in questa nuova “società mediata”. Non assumendo questo atteggiamento e comportamento rischiamo di essere irrilevanti e ancor di più mancheremo alla missione che il Vangelo ci raccomanda di realizzare.

Monsignor Galantino ha sottolineato lo stile che la Chiesa deve avere in fatto di comunicazione. Uno stile, ha spiegato facendo riferimento al magistero di Papa Francesco, che deve essere quello della «Chiesa in uscita, che sappia e che voglia osare e che all’occorrenza non abbia paura di dire “qui ho un pò esagerato, qui mi sono sbagliato”». La comunicazione della Chiesa deve essere non troppo prevedibile, non una informazione da replicanti, una comunicazione che abbia la capacità di provocare domande, di educare alla domanda e offrire strumenti critici perché le domande possano essere sensate e portino a risposte concrete.

don Alessandro Palermo

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