[L’INTERVISTA] Anna Maria Cossiga: «Migranti, manca un vero piano di integrazione»

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Anna Maria Cossiga, figlia dell’ex Presidente della Repubblica Francesco, è docente di Antropologia culturale ed è componente della Commissione di studio, istituita dal Governo italiano, con il compito di esaminare lo stato attuale del fenomeno della radicalizzazione e dell’estremismo.

Professoressa, quale lettura antropologica possiamo dare al fenomeno migratorio dalla terra d’Africa verso i nostri confini, al quale abbiamo assistito nell’ultimo decennio?

«Iniziamo con il dire che le migrazioni sono sempre esistite. Durante tutta la sua storia, l’uomo si è spostato in cerca di qualcosa di migliore. Certamente, la situazione attuale è diversa, in particolare per il numero di persone che si spostano e perché, purtroppo, le migrazioni sono collegate alla tratta di esseri umani e alla criminalità organizzata. L’Africa, poi, è un continente estremamente problematico, sia per situazioni politiche, sia per problemi ambientali. È chiaro che l’Europa è il luogo destinato all’arrivo: è considerato ricco, è più vicino di altri continenti e, comunque, a causa della colonizzazione, viene percepito in qualche modo più “familiare”, per quanto paradossale possa essere. Il problema tragico è che l’Europa così come la percepiscono i migranti è un luogo più dell’immaginazione, che non della realtà. Grazie alla circolazione globale di immagini e notizie, per la prima volta nella storia si può immaginare concretamente un futuro migliore. Che cosa poi la realtà riserva è, purtroppo, ben diverso».

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Oggi il fenomeno migrazione è associato alla parola sicurezza. Il cittadino comune si sente preoccupato. Queste sono dinamiche corrette?

«La sicurezza è diventata una sorta di ossessione del mondo post-moderno. Come ha acutamente osservato Zygmunt Bauman, si aggira tra noi il demone della paura e per estinguere la paura, chiediamo sicurezza. Gli immigrati immaginano un futuro migliore da noi, noi siamo preda della più assoluta insicurezza, dovuta a cause reali quali la fragilità delle nostre posizioni sociali in un contesto economico fluido, sempre per usare le parole di Bauman. I nostri governanti non trovano soluzione al problema (perché così stanno le cose!) e dirottano perciò l’ansia dei cittadini su altri problemi, quali l’equazione immigrati/ criminali o immigrati/terroristi. Un’equazione falsa, ma ben propagandata. In base a dati del Global Terrorism Database, “solo il 6% degli attentati è stato compiuto da cittadini non europei; il restante 94%, è stato compiuto compiuti da cittadini europei”».

L’Italia, secondo lei, è un Paese preparato per l’accoglienza?

«Purtroppo non mi sembra. Sino a oggi, si è trattato il problema dei migranti come un’emergenza e non come una realtà strutturale. Ma spero che le cose andranno meglio in futuro. Credo, comunque, che la società civile e le organizzazioni abbiano fatto un ottimo lavoro. Lo Stato meno…».

Alcune parti del Paese sono coinvolte nei flussi dei migranti economici. È il caso di Rosarno ma anche di Campobello di Mazara: senza la manovalanza degli immigrati l’agricoltura arrancherebbe. Mancano spesso, però, dinamiche serie di integrazione tra i migranti e le popolazioni locali. Che fare?

«Il problema dei problemi… Credo che questo si ricolleghi a quanto detto prima: considerare la questione come emergenziale, non avere un vero piano di accoglienza e di integrazione, non voler riconoscere che, senza quei lavoratori, anche la nostra economia traballa. Forse ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma credo che alla fine le istituzioni apriranno gli occhi e agiranno di conseguenza. Del resto, visto come stanno le cose, non possono fare altro, o il Paese cadrà nel caos».

L’attuale piano di accoglienza del Governo italiano le piace?

«Mi sembra sensato, bisognerà però vedere quanto funzioni. Molti comuni non sono proprio “ospitali”. Penso anche alle parole di pochi giorni fa del sindaco di Lampedusa… Credo anche che sia necessario riaprire flussi regolari di immigrazione. Ma evitiamo giudizi affrettati e lasciamo lavorare il Ministro Minniti. Non ha un compito facile!».

Anna Maria Cossiga insieme al papà Francesco.

Lei ha un’idea o un progetto di accoglienza diverso?

«Anche questa è una domanda da un milione di dollari! No, non ho un progetto ben definito e non potrei averlo perché non ho abbastanza competenze. Quello che credo sia necessario è attuare immediatamente una politica di informazione corretta sulla questione migratoria e sui migranti, che parta dalle scuole e arrivi al pubblico più largo. È necessario che le informazioni siano quelle giuste, per non lasciare il campo ai pregiudizi che, purtroppo, sono sempre più diffusi. È un compito che dobbiamo assolvere tutti, ma soprattutto i formatori dei nostri giovani, le istituzioni e la stampa. O, come ho detto, il Paese potrebbe cadere nel caos e nella caccia all’immigrato. Temo che ci siamo vicini».

Max Firreri

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