Dal Sud al Nord, i migranti e l’accoglienza, Franco Iacop: «Vicini ai comuni con aiuti finanziari»

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Franco Iacop, nato a Udine, dal 13 maggio 2013 è presidente del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia. La sua attività politica è iniziata come consigliere comunale e successivamente sindaco dal 1992 al 2003 del Comune di Reana del Rojale. Nel frattempo ha svolto anche altri incarichi nell’Anci, nel Consorzio di bonifica Ledra – tagliamento, nel Consiglio provinciale di Udine dal 2001 al 2003.

Presidente, le migrazioni stanno interessando anche la vostra regione. Qual’è la situazione che state vivendo?

«Il Friuli è la porta d’ingresso dell’immigrazione via terra. In quei luoghi, in alcuni casi, attraverso la televisione, si sono viste scene tremende come l’abbandono di immigrati scaricati dai camion, mentre a decine sostano nei parchi pubblici. Ci troviamo in una situazione abbastanza complessa. Abbiamo 5 centri di identificazione che sono stati potenziati e un Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo). In totale abbiamo circa 2.000 immigrati».

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I cittadini del Friuli come avvertono la presenza degli immigrati?

«Si registra questo sentimento misto: da un lato, ovviamente, quando con le immagini televisive si evocano i morti, c’è un momento solidale; però, purtroppo, la prevalenza dei cittadini di fatto ragiona con un istinto più diretto, ponendosi con diffidenza o, addirittura, ostilità. E questo avviene con facili parallelismi che vengono diffusi da una politica populista e da una stampa che esaspera i toni negativi, quelli più difficili, come il paragone degli immigrati ospitati negli alberghi e la gente o i giovani che non ha lavoro. O, per di più, si associa qualsiasi atto di illegalità con gli immigrati, non distinguendo il fatto che, spesso, il reato è consumato da immigrati comunitari, cioè da quelli già integrati nella popolazione locale. La situazione non è certamente semplice ».

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Secondo lei, cosa ha fatto l’Italia sino a questo punto?

«L’Italia ha fatto molto sotto il profilo dell’azione umanitaria e dell’accoglienza dei profughi. E ha cercato di impegnarsi nella ricerca affinché questo argomento potesse diventare europeo. È ovvio che questo processo non è facile. Forse non abbiamo fatto quel di più che si poteva fare, cioè un’integrazione tra la gestione del fenomeno e le comunità locali. Si potevano preparare meglio i territori all’accoglienza, con progettualità concrete ».

Qualcuno dice che bisogna alzare muri… lei cosa pensa al riguardo?

«Abbiamo visto nella storia e stiamo assistendo oggi a quanto succede in alcuni Paesi dove si vogliono innalzare muri. Bisogna capire che siamo in presenza di un fenomeno che il Papa ha definito come preliminare di una terza guerra mondiale. Non ci sarà nessun muro che potrà fermare la disperazione, la ricerca di futuro da parte di chi scappa dalle guerre. Il problema va affrontato con la responsabilità di paesi civili che hanno risorse da mettere in gioco, che hanno intelligenze per gestire un fenomeno che, se lasciato senza controllo, rischia di ribaltare le barriere».

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In Friuli quali politiche sociali avete messo in campo?

«Abbiamo predisposto un’attività di sensibilizzazione, offrendo disponibilità di alloggi compatibili con le comunità che accolgono gli immigrati. Abbiamo pensato all’accoglienza diffusa nei comuni con strutture che non siano ad alto impatto sociale. Abbiamo anche definito un piano di risorse finanziarie per sostenere i comuni che vogliono mettere in campo progetti di utilità sociale, fruendo della disponibilità che viene chiesta agli immigrati. Al Comune viene pagato l’utilizzo del personale che coordina gli immigrati e ai migranti viene garantita un’assicurazione. Questo per far vedere alle comunità locali che i migranti possono essere utili per il bene comune».

In prospettiva e per il futuro cosa fare?

«Il problema è internazionale. L’Europa ha la responsabilità di mettere in campo una politica seria, con interventi già nelle fasi di partenza di questi immigrati, nei loro territori. Poi è necessario un intervento durissimo contro i trafficanti degli uomini, per debellare malaffare e interessi inconfessabile».

Max Firreri per Condividere

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