[L’OPERA] Campobello, quel Crocifisso scolpito da Fra Umile da Petralia in processione sulla Vara una volta l’anno

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Il crocifisso di Fra Umile da Petralia – oggi conservato presso la chiesa madre di Campobello di Mazara – fu scolpito nel laboratorio di Sant’Antonino di Palermo tra il 1633 e il 1634 ed è uno dei trentatré crocifissi realizzati dalla mano di questo umile frate, che aveva fatto della sua attività artistica un momento di preghiera e meditazione. L’arte di frate Umile (al secolo Giovanni Francesco Pintorno) era al servizio della religione. Frate Umile può essere definito protagonista ed artefice principale di una nuova tipologia del Cristo Crocifisso dalle caratteristiche inconfondibili, come la folta corona di spine a più giri intrecciata con una corda, una o più spine della corona conficcate nel sopracciglio destro o sinistro, o tavolta in entrambi i lati. Ed ancora il volto di Cristo è sempre segnato da un espressione drammatica, effetto della passione sofferta.

Il Crocifisso di Fra Umile da Petralia.
Il Crocifisso di Fra Umile da Petralia.

 Nel 1856, durante l’arcipretura di don Giuseppe Guccione, è stato costruito un artistico fercolo, detto «vara», per collocarvi l’artistico Crocifisso per la processione che si snoda per le vie del paese. La stessa venne dorata a spese della signora Antonia Gino nel 1858. Rimessa a nuovo – come si legge in uno dei lati della base – «in doratura e coloritura nell’anno 1909 a spese del popolo», la Vara presenta una struttura a forma di tempio con cupola sostenuta da otto colonne a sedici scalmanature con capitello corinzio. Lo stile dell’opera è neoclassico che si ispira a modelli continentali.

La Vara all'uscita dalla chiesa madre.
La Vara all’uscita dalla chiesa madre.
La Vara col Crocifisso durante la processione per le vie di Campobello.
La Vara col Crocifisso durante la processione per le vie di Campobello.
La Vara al passaggio davanti il palazzo municipale di Campobello.
La Vara al passaggio davanti il palazzo municipale di Campobello.

La Vara, dopo il 1909, subì un primo intervento ad opera di artigiani locali nel 1958. Successivamente venne restaurata per la prima volta nel 1981 ad opera del maestro Dolce di Mazara e di Isidoro Passanante, pittore campobellese. La Vara, un tempo, veniva trasportata a spalla da quaranta uomini in un percorso, che si voleva circolare, quasi a significare un simbolico muro di difesa della città da parte del Crocifisso. Al suo passaggio sulla base, accanto alla croce, venivano adagiati i bambini affetti da particolari anomalie o portatori di handicap. Oggi la Vara è trasportata in processione su un apposito carrello. (Testo tratto dal volume «Campobello di Mazara» di don Pietro Pisciotta, dicembre 1999).

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