NINO SAMMARTANO – La via della purezza

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NINO SAMMARTANO
La via della purezza
(edizione La Medusa)

| 2012 | pp. 151

Parlare di purezza oggi può apparire rischioso, rischioso perché poco moderno, perché fuori tempo, perché nessuno ne parla più, se non in termini religiosi o strettamente filosofici; parlarne come valore, immancabilmente suscita non poche perplessità. Secoli di tradizione, riguardanti il binomio puro-impuro, hanno ormai impresso una precomprensione di tipo svalutativo, ne è prova sia l’identificazione della ricerca del piacere con la sua degenerazione edonistica, sia l’uso dei vari correttivi di ciò che deve intendersi per “ puro” o semplicemente innocente. Inoltre assistiamo alla pseudo-spiritualizzazione di ogni forma di piacere, per cui la purezza diviene ingiustamente sinonimo di spontaneità non controllata, di libertà senza alcun argine, di gioia immediata e non controllata. La purezza, non difficilmente viene ad identificarsi con la stessa molla biologica che promuove e viene promossa dall’ istinto umano; l’uomo viene chiamato a seguire l’immediato, la spontaneità ad ogni costo, facendo dell’”incontrollato” una sorta di garanzia per l’etica moderna. L’autore del testo, sottolinea invece a più riprese, che ogni uomo è chiamato ad educare alla purezza, intesa come sinonimo di virtù, l’etica infatti è il principio stesso dell’umanizzazione della persona, non può essere una sorta di appendice incollata all’esistenza dell’uomo, essa è infatti il costituente essenziale del nostro vivere nel mondo. Non occorrono grandi discorsi per convincersi che il bene non può essere costituito dal piacere inteso edonisticamente, questo infatti squalifica l’uomo riducendolo ad un livello bestiale; la virtù umana, non può coincidere con la parte vegetativa dell’uomo, eppure oggi l’istinto signoreggia sotto forme giustificanti e giustificabili, l’istinto diviene sinonimo di cuore, di libertà, di sincerità. L’autore individua le conseguenze di questo falsa architettura spirituale, che arriva sino al nichilismo dilagante, al trionfo del pensiero debole, al non senso di ogni discorso morale, alla legittimazione del tutto che diviene “niente”. «Oggi – citando il testo – non è più tempo di indifferentismo, è necessario dare linfa ad una certa cultura che sappia trovare il fondamento ontologico ed etico della differenza tra bene e male…tra puro e impuro». Nell’individuazione di tale differenza, la virtù diviene infatti fondamento fondante; Iscrivendo l’etica nella profondità dell’uomo, si può comprendere la dimensione essenziale ed ottativa dell’agire morale, l’uomo desidera essere felice e la felicità è compimento di un desiderare manizzate che coincide alla fine con la speranza stessa dell’uomo. La felicità, di fatto, come insegna Aristotele, è virtù essa stessa e più l’uomo è virtuoso più la sua umanità diviene possibilità di bene e di benessere. È nel praticare la virtù, e quindi anche la purezza, che l’uomo si costruisce come essere per l’essenza. Nino Sammartano a ragione scrive, che è fondamentale per l’uomo conoscere il bene e che questo equivarrebbe alla conoscenza del proprio essere e viceversa. Emerge chiaramente tra le pagine, che non può esserci beatitudine per l’uomo se non nella virtù, e che non v’è libertà se non nell’autodeterminazione dello spirito che esige e cerca sempre la verità. È quando scelgo infatti, che concretizzo il mio esistere, scelgo e affermo il mio esserci, il mio vivere veramente e liberamente. Sulla scia di molti pensatori, il nostro scrittore, in maniera assolutamente chiara e ragionata, ci prospetta dunque un orizzonte etico ancora possibile e sicuramente auspicabile.

Maria Cristina Gallo

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