«Per la prima volta gli immigrati in provincia di Trapani sono un problema…le strutture sono al collasso»

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LETTERA del 9 giugno 2014 inviata a condividere@diocesimazara.it

La provincia di Trapani è, per ciò che riguarda gli immigrati, in una situazione di collasso: non si sa più dove reperire strutture di accoglienza e le 27 funzionanti del territorio non sono in grado di far fronte ai tanti problemi che gli ospiti pongono, per cui si verificano fughe giornaliere e disagi nella gestione. Lo stesso prefetto Leopoldo Falco ha denunciato che la presenza di oltre 2100 immigrati comincia a essere una reale difficoltà che mette a dura prova la regia degli spostamenti, delle assegnazioni e del vivere sociale. E il flusso dal Nord Africa sembra non diminuire. Già dall’inizio dell’anno fino a oggi sono sbarcati, solo sulle coste della Sicilia, oltre 50mila immigrati (un dato impressionante che sta per superare i 63mila raggiunti nel 2011), a questi si aggiungono gli sbarchi della piccole imbarcazioni e le altre presenze irregolari (non registrate). Anche gli Sprar (case di seconda accoglienza) sono diventati di emergenza per la prima accoglienza. A complicare la situazione c’è anche la lentezza con la quale opera la Commissione del Cara di Salinagrande (denunciata pubblicamente anche dal sindaco di Trapani Vito Damiano) che si occupa del riconoscimento dei requisiti per ottenere lo status di rifugiato politico: sei mesi, un anno sono il tempo per l’audizione di un richiedente asilo. Non è bastato che nei giorni scorsi circa 600 persone, già foto segnalate e aventi l’assegnazione di una data sono state trasferite a Mineo. Necessita incrementare la Commissione e sollecitare perché i tempi siano più ristretti.

Occorre fare in fretta, anche perché si parla di circa 800 mila profughi pronti a salpare dalle coste settentrionali dell’Africa, nonostante sia stato avviato il progetto Mare Nostrum per raccogliere gli immigrati nel Mediterraneo e i 9,3 milioni di Euro già spesi. Se l’Unione Europea e gli uffici Nazionali e Territoriali non provvedono per tempo a smaltire questa massa di uomini, che come un fiume in piena, chiede risposte, la situazione diventerà insostenibile. Già assistiamo a proteste, quasi giornaliere, nei singoli punti della loro presenza, con blocchi, stradali e ferroviari. Si chiede agli immigrati di avere pazienza, ma anche per noi è venuto il tempo di considerare la loro presenza una prova di coraggio, memori della nostra storia emigratoria e di quella trapanese, in particolare, che ha visto, nei decenni passati, migliaia di persone trasferirsi nel Nord Africa in cerca di fortuna.

Salvatore Agueci
(sa.agueci@gmail.com)

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