[SPECIALE PASQUA/4] Il Sabato, grande silenzio sulla Terra: adoriamo il Signore, crocifisso e sepolto per noi

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Ascoltiamo oggi la risonanza del silenzio fecondo. In questo giorno la Chiesa sosta presso il sepolcro del Signore, meditando la sua passione e morte, la discesa agli inferi e aspettando nella preghiera e nel digiuno la sua Resurrezione. É il giorno di fede intensa e di grande speranza: davanti alla croce è avvenuto il crollo della fede e della speranza: «Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele!». Nei giorni tremendi della passione e morte del Signore, solo una creatura, la più vicina al Signore, ha continuato a credere nel silenzio del suo cuore: Maria. La preghiera si fa silenziosa ed è gravida di attesa. Il sabato santo è il tempo della Madre, della sua “Ora”, l’Ora in cui visse la prova suprema della fede. Non poteva finire tutto con la morte! Quel Figlio che Lei aveva custodito nel suo grembo per nove mesi e che aveva cresciuto era il Figlio di Dio, era Dio! E a Dio, nulla è impossibile! La sua vita, in questi anni, si è nutrita delle parole dell’Angelo ed ancora oggi continua a credere, a custodire le parole del Figlio, a ruminarle dentro il suo cuore.

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La lampada della sua fede non si spegne. È fondamentale per tutti noi lasciarci nutrire dalla fede di Maria, imparare da Lei a sperare contro ogni speranza: Maria è la Madre della nostra fede. Così si rivolge alla Madre di Dio il cardinale Carlo Maria Martini: «Tu, o Maria, sei Madre del dolore, tu sei colei che non cessa di amare Dio nonostante la sua apparente assenza, e in Lui non si stanca di amare i suoi figli, custodendoli nel silenzio dell’attesa. Nel tuo Sabato santo, o Maria, sei l’icona della Chiesa dell’amore, sostenuta dalla fede più forte della morte e viva nella carità che supera ogni abbandono. O Maria, ottienici quella consolazione profonda che ci permette di amare anche nella notte della fede e della speranza!».

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In questo giorno santo, attendiamo con la Madre la resurrezione del Figlio ed assaporiamo le parole che la liturgia bizantina nei tropari fa fiorire sulle sue labbra:

Mirando esangue l’Agnello immolato
l’Agnella pura, ferita, gemeva,
e trascinava gli astanti al compianto.
«Verbo del Padre, mia vita, mia pace,
come pensarti tre giorni sepolto?
Son lacerata, trafitta nell’intimo!».
«Luce del mondo, mia luce, Gesù,
Figlio bramato, mio unico bene!»,
amaramente ti chiama la Vergine.

Ed ancora:
Ti sei nascosto sotterra, Signore,
e della morte la notte ti copre:
ma come Sole glorioso riappari!
Benché rinchiuso in angusto sepolcro
tutto il creato, Gesù, ti proclama
vero Sovrano qui in terra ed in cielo!
«Quando di nuovo potrò in te gioire,
eterna Luce, tu gioia del cuore?»,
geme implorando la Madre di Dio.
Per tuo volere la tomba t’accoglie,
vivente Verbo, e sorgendo da morte
richiamerai dal sonno i mortali.
Grano sepolto in un lembo di terra,
farai fiorire abbondante la messe,
risuscitando da morte i tuoi figli!
Fiumi di lacrime effonde la Madre ti grida: «Sorgi, perché l’hai predetto!».
Ritorna presto, Signore, tra i vivi,
per dissipare l’affanno profondo
di lei che, Vergine, t’ha generato!

E nel tropario finale ecco che Cristo risponde alla Madre:
«Madre, non piangere sopra di me,
pensando chiuso in un buio sepolcro
l’eterno Figlio che desti alla luce:
risorgerò con potenza e splendore
e innalzerò fino a gloria immortale
chi con amore e con fede ti canta!»

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«Mentre la Vergine esperta di Dio così inneggia ed implora, il Figlio le svela lo splendore della risurrezione; e poiché è dovere onorare la Madre, l’onora con la sua prima apparizione. Era giusto infatti che per prima accogliesse la gioia del mondo colei che a noi fu causa della pienezza del gaudio: lei, cui vennero affidati i misteri celesti; lei, che nella passione di Cristo fu trapassata da innumerevoli spade. Era giusto che, come ebbe parte ai patimenti del Figlio, ne pregustasse la gioia divina». Cantiamo insieme a Maria: «Risorgi, Figlio, e fammi felice!». Meravigliosa immagine di fede e di speranza: mentre infittiscono le tenebre sui cuori, nell’anima della Vergine inizia pian piano, come luce mattutina, l’alba della risurrezione. Dov’è, o inferno, la tua vittoria?  Non c’è aurora di Pasqua senza sabato santo.

Le clarisse del monastero Sacro Cuore di Alcamo

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(La quinta e ultima puntata sarà online domenica 5 aprile, alle ore 7)

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