[VERSO LA PASQUA/1] L’ultima cena e le parole di Gesù ai discepoli: «Il primo fra voi deve farsi servo dei propri fratelli»

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Gesù consumò con gli apostoli l’ultima cena a Gerusalemme in una sala. Assistiamo alla lavanda dei piedi, all’uscita di Giuda, alla istituzione dell’Eucarestia. In questa prima giornata che Hans Urs Von Balthasar (autore di Teologia dei tre giorni, ndr) chiama del “cammino verso la croce”, l’ultima cena si presenta a un tempo come il momento conclusivo della missione terrena del Figlio – il momento delle raccomandazioni importanti e della consegna cruciale – e allo stesso tempo appare già proiettata verso la partita finale, quella decisiva da cui deriva il successo della Missione: l’assunzione sul Cristo di tutto il peccato del mondo e la battaglia contro la morte per la vita eterna di chi crede in Lui. Gesù nella predicazione degli ultimi tre anni della sua vita, predicando e insegnando ha sottolineato più e più volte da cosa riconosceranno i suoi discepoli: dall’amore che avranno gli uni per gli altri. Giunto ora alla conclusione del percorso, ha ancora un insegnamento da ricordare perché sa che fra tutti è il più importante ed il più difficile; quello che nei secoli rischierà di essere dimenticato proprio dai suoi discepoli: «il primo fra voi deve farsi servo dei propri fratelli». E così pratica la lavanda dei piedi: passerà lui da ognuno dei dodici a lavare i piedi, perché questo impegno rimanga scolpito nei loro occhi e prima ancora nel loro cuore.

Leggendo il passo che riportiamo a seguito, sembra che questo gesto al nostro teologo è talmente vivo nel cuore e nella mente fino a lasciarsi coinvolgere del tutto: Io guardo sotto di me: tu sei in ginocchio davanti a me cinto con grembiule e con il catino: «Se non ti lavo i piedi non avrai parte con me». Se guardo davanti a me, tu mi vieni incontro con il pane e il calice, e se volessi defilarmi, sento che dici: «Se non mangi la carne del Figlio dell’uomo e non bevi il suo sangue, non avrai la vita in te». Se guardo in alto, mi colpisce il tuo sguardo dalla croce, e se volessi dire: «No, Signore», allora mi toccherà sentire: «Via indietro da me, Satana Avversario, tu mi vuoi fuorviare!». Tu esigi che noi siamo d’accordo e approviamo il tuo dolore, che diciamo di sì a quest’orrore che noi ti procuriamo, ti abbiamo procurato e ancora ti procureremo. Perché tu vuoi inevitabilmente accoglierci nella tua passione. Tu ci stai talmente addosso che a noi non resta altra via d’uscita. Ma tu non vi sei costretto perché sei appunto l’amore.

Così si apre l’Ora del Verbo eterno del Padre, disceso e incarnato per noi. L’Ora della sua passione, del dono supremo della sua vita offerta per la salvezza dell’uomo cercato e amato, chiamato a tornare alla Vita, nell’amore e nell’abbraccio del Padre. E il Maestro e Signore, deponendo le sue vesti ci parla di questo amore. Si abbassa e con immensa delicatezza prende nelle sue mani i piedi dei discepoli, che sono i nostri piedi, stanchi e affaticati, sporchi, feriti dal peccato e li stringe a sé, li avvolge nella sua obbedienza di amore al Padre e li lava. In questo chinarsi così in basso scopriamo il comandamento dell’amore che riecheggia come consegna, testamento e insegnamento del Maestro, amare come Lui ci ha amati.

Le monache clarisse del Sacro Cuore di Alcamo

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