L’ANNIVERSARIO/350 anni fa, quando il duca Di Napoli donò il Crocifisso alla comunità di Campobello di Mazara – IL CONVEGNO

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[LEGGI QUI I DETTAGLI DEL CONVEGNO PER I 350 ANNI DELLA DONAZIONE DEL CROCIFISSO DI FRA UMILE]

[…] La festa del Santissimo Crocifisso a Campobello di Mazara risale al lontano 1666, quando il duca don Giuseppe Di Napoli donò alla chiesa e al popolo il Crocifisso, opera scultorea di frate Umile da Petralia (1600-1639). […] Nel manoscritto giacente nell’archivio storico della chiesa madre, sotto l’anno 1666, si legge: «hoggi mercoledì, 10^ indizione, 1666 rivò la Ss. immagine del Ss. Crocifisso, mandato da Palermo dall’illustrissimo Giuseppe Napoli et Barresi… e la domenica 23 del detto maggio si fece l’entrata et una solennissima processione Messa cantata et vespro di molti preti». Il Crocifisso era stato scolpito nel laboratorio di Sant’Antonino di Palermo tra il 1633 e il 1634 ed è uno dei trentatrè crocifissi realizzati dalla mano di questo umile frate, che aveva fatto della sua attività artistica un’esperienza di preghiera e di meditazione.

Il Crocifisso di Fra Umile da Petralia.
Il Crocifisso di Fra Umile da Petralia.

Egli, infatti, non era un qualsiasi frate artista che ha segnato un’orma profonda nel patrimonio dell’arte sacra nazionale, ma un vero mistico, come lo ebbe a definire il cardinale Giannettino Doria (1608-1642), Arcivescovo di Palermo. L’arte di frate Umile (al secolo Giovanni Pintorno) era al servizio della religione, la sua maestria artistica a servizio del Vangelo e dell’apostolato, i suoi crocifissi una compartecipazione al mistero della passione e morte del Signore. […] Frate Umile può essere definito protagonista e artefice principale di una nuova tipologia del Cristo Crocifisso dalle caratteristiche inconfondibili, sia per quanto riguarda l’anatomia del corpo di Cristo, sempre perfetta, curata nei minimi particolari, e armoniosa, sia per la religiosità profonda.

La Vara all'uscita dalla chiesa madre.
La Vara all’uscita dalla chiesa madre.

Le caratteristiche si possono così sintetizzare: l’inconfondibilità del perizoma che è sempre pensolante da una corda, che cinge i fianchi di Cristo; la folta corona di spine a più giri intrecciata con una corda; uno o più spine della corona conficcate nel sopracciglio destro o sinistro e, talvolta, in entrambi i lati; un’abbondante fuoriuscita di sangue dal costato, detta a ruscello o a cascata; i segni della passione come lividure, tumefazioni alle mani e ai piedi e segni profondi alle caviglie; il volto sempre segnato da un’espressione drammatica, effetto della passione sofferta, ma sempre composto e sereno. […] Un dono così magnifico non poteva non riscuotere grande entusiasmo nel clero e nel popolo. Quell’insigne capolavoro di frate Umile venne accolto con somma soddisfazione e, dopo una solenne processione alla quale parteciparono i borghesi con i loro cavalli superbamente bardati e tutto il popolo con le fiaccole accese, venne dignitosamente collocato nel maggior tempio del paese.

don Pietro Pisciotta per Condividere

(brano tratto dal libro “Campobello di Mazara”, edizione Accademia Selinuntina di scienze, lettere, arti di Mazara del Vallo)

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