Ricorre domenica 16 novembre la IX Giornata mondiale dei poveri. Quest’anno il Santo Padre ha scelto un motto particolarmente significativo “Sei tu, mio Signore, la mia speranza” (Sal 71,5). Suor Chiara Seno, direttrice della Caritas diocesana e don Francesco Fiorino, assistente per la formazione spirituale degli animatori Caritas hanno rivolto un messaggio a tutti i credenti in Cristo e a tutti gli uomini e donne di buona volontà della Diocesi Mazara del Vallo. Qui pubblichiamo il testo integrale.
Ci rivolgiamo a tutti i credenti in Cristo e a tutti gli uomini e donne di buona volontà della Diocesi Mazara del Vallo. In occasione della IX Giornata mondiale dei poveri desideriamo condividere con tutti voi alcune riflessioni che possano farci sentire più uniti e consapevoli di coloro che ci circondano. Vorremmo sottolineare, innanzitutto, che i poveri non sono un “diversivo” per la Chiesa o per la società, ma i nostri fratelli e sorelle più amati. Non sono “oggetto” della nostra pastorale, ma soggetti creativi che ci provocano a trovare sempre nuove forme per vivere oggi il Vangelo. Spesso, nelle loro vite, si nascondono verità profonde e una sapienza che ci spinge a toccare con mano la realtà del Vangelo, come ha sottolineato Papa Francesco.
Nel Vangelo leggiamo: «I poveri li avrete sempre con voi» (Mc 14,7) ed è la stessa parola di Gesù che ci impedisce di dimenticare o trascurare questo suo fondamentale insegnamento. Gesù ancora oggi ci passa accanto e ci viene incontro nella persona dei poveri, nella persona di chi ha fame, di chi ha sete, di chi è forestiero, di chi è nudo, di chi è malato, di chi è carcerato, di chi è solo, di chi è caduto in una dipendenza…così che il volto dei poveri ci mostra il volto di Gesù! A loro dobbiamo attenzione, solidarietà, condivisione. I poveri vanno, innanzitutto, ascoltati. Ricordiamo le parole di Sua Santità: «I poveri sono come maestri per noi. Ci insegnano che una persona non vale per quanto possiede, per quanto ha sul conto in banca».
Questa Giornata è un invito a guardare oltre le apparenze e ad ascoltare il loro grido, a essere per loro una “carezza di Dio”. Ancora, Papa Francesco ci ricordava in Evangelii gaudium che: «La peggior discriminazione di cui soffrono i poveri è la mancanza di attenzione spirituale. L’immensa maggioranza dei poveri possiede una speciale apertura alla fede; hanno bisogno di Dio e non possiamo tralasciare di offrire loro la sua amicizia, la sua benedizione, la sua Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la proposta di un cammino di crescita e di maturazione nella fede» (n. 200).
Abbiamo bisogno di ascoltare i poveri per poter riconoscere la loro voce, il loro grido più profondo. All’ascolto, poi, deve comunque seguire la risposta, anche se piccola; una risposta che impedisce a quel grido di cadere nel vuoto. Un segno di condivisione per quanti sono nel bisogno mostra la presenza attiva della Chiesa e dei singoli cristiani in quel coinvolgimento personale che è attestazione d’amore che onora l’altro, che restituisce dignità, che ricerca il bene e la giustizia. La carità unita alla fede genera speranza. «La speranza cristiana è come un’àncora, che fissa il nostro cuore sulla promessa del Signore Gesù, il quale ci ha salvato con la sua morte e risurrezione e che tornerà di nuovo in mezzo a noi». Diceva Papa Francesco che «ogni cristiano e ogni comunità sono chiamati a essere strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri, in modo che essi possano integrarsi pienamente nella società; questo suppone che siamo docili e attenti ad ascoltare il grido del povero e soccorrerlo (…)».
Nel Messaggio di Papa Leone per la IX Giornata mondiale dei poveri si ribadisce quella che «è una regola della fede e un segreto della speranza: tutti i beni di questa terra, le realtà materiali, i piaceri del mondo, il benessere economico, seppure importanti, non bastano per rendere il cuore felice. Le ricchezze spesso illudono e portano a situazioni drammatiche di povertà, prima fra tutte quella di pensare di non avere bisogno di Dio e condurre la propria vita indipendentemente da Lui». In maniera chiara e concreta il Santo Padre ci ricorda che «di fronte al susseguirsi di sempre nuove ondate di impoverimento, c’è il rischio di abituarsi e rassegnarsi. Incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno e a volte può accadere che siamo noi stessi ad avere meno, a perdere ciò che un tempo ci pareva sicuro: un’abitazione, il cibo adeguato per la giornata, l’accesso alle cure, un buon livello di istruzione e di informazione, la libertà religiosa e di espressione. Promuovendo il bene comune, la nostra responsabilità sociale trae fondamento dal gesto creatore di Dio, che dà a tutti i beni della terra: come questi, così anche i frutti del lavoro dell’uomo devono essere equamente accessibili. Aiutare il povero è infatti questione di giustizia, prima che di carità». L’amore di Dio e la nostra retta coscienza ci suggeriscano gesti di amore concreto per i poveri e di amicizia con loro, e non solo. Insieme, possiamo fare la differenza.
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
SUSSIDIO DI PREGHIERA
SUSSIDIO DI ANIMAZIONE


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