[IL RACCONTO] Miriam e Nicola, volontari da Marsala al Giubileo: «Servizio, ascolto, confronto»

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Insieme a Nicola Pugliese, rover del mio stesso clan, abbiamo scelto di vivere il Giubileo dei giovani a Roma non come pellegrini, ma da un’altra prospettiva: quella di volontari. Per quanto mi riguarda, questa è stata una scelta nata soprattutto da una forte testimonianza da parte dei miei genitori, che hanno partecipato come volontari al Giubileo del 2000. Le loro parole, piene di entusiasmo e gratitudine, mi hanno spinta a mettermi in gioco in prima persona. Inoltre c’era anche un ulteriore forte motivo: la possibilità di trascorrere dieci giorni immersi in un contesto multiculturale unico, incontrando ragazzi e ragazze provenienti da ogni parte del mondo. Sia nel tempo della scelta che in quello dell’esperienza non ci è mai venuto meno il sostegno e l’accompagnamento fattuale con la preghiera della nostra comunità, dei nostri capi e del nostro assistente spirituale, don Marco Renda. Una volta iscritti come volontari per il Giubileo dei giovani, si poteva essere assegnati a ruoli molto diversi: alcuni volontari erano impegnati nelle chiese e basiliche di Roma per gestire l’accoglienza e i flussi dei pellegrini, altri, invece, collaboravano all’organizzazione della Veglia e della messa a Tor Vergata, altri ancora prestavano servizio negli info point sparsi per la città. Io e Nicola, invece, siamo stati destinati a un luogo ben più lontano dal cuore del Giubileo: la Fiera di Roma. Un grande spazio alla periferia della città, dove hanno trovato alloggio circa 25.000 pellegrini provenienti da ogni angolo del mondo.

I pellegrini erano suddivisi nei padiglioni della fiera, circa 2.000 persone per ciascun padiglione; grandi “hall” adattate per ospitarli con tutto il necessario: docce da campeggio, bagni, spazi per materassini e sacchi a pelo e così via. L’atmosfera respirata è stata quella di un grande raduno internazionale, permeato da un forte spirito di adattamento e condivisione materiale, culturale e spirituale. A fare servizio siamo stati circa 250 volontari, la maggior parte non italiani, e il nostro compito è stato accogliere i pellegrini, aiutarli a sistemarsi nei padiglioni seguendo precise misure di sicurezza, distribuire le colazioni, presidiare le varie aree e offrire supporto ogni volta che ce n’era bisogno.

Il nostro lavoro è stato organizzato in turni di sei ore, comprese le ore notturne. Devo ammettere che all’inizio è stato un po’ scoraggiante: il Dicastero ci aveva fornito poche informazioni in anticipo, e sapere di dover affrontare turni lunghi, in un posto così distante dal centro di Roma e dagli eventi principali del Giubileo, ci aveva lasciato l’amaro in bocca. Poi però, una volta entrati nel ritmo, studiati gli orari dei trasporti e organizzati con altri volontari per conciliare i turni e le esperienze giubilari che volevamo vivere – come il passaggio per le Porte Sante e la Veglia a Tor Vergata – ci siamo resi conto che quei dieci giorni non potevano essere stati più pieni.

Ricchi di cose da fare, certo, ma soprattutto di persone da incontrare. E quel servizio alla Fiera di Roma, inizialmente tanto dissuasivo, si è rivelato – almeno per noi – il migliore che ci potesse capitare. Ogni giorno stare a contatto con tutti quei pellegrini, ci ha permesso di conoscerne la cultura, i modi di vivere, le musiche, le lingue. La sera, quando tornavano dalle lunghe giornate trascorse a Roma, la fiera si trasformava: i padiglioni e gli spazi all’esterno si riempivano di suoni, canti, danze e bandiere. Si sentivano ritmi brasiliani, spagnoli, africani… e tutti, volontari e pellegrini, ballavamo insieme come se ci conoscessimo da sempre. Eravamo stanchi, sì, ma anche pieni di vita. Ogni giorno comunicavamo in lingue diverse, e lì ho capito che sapere soltanto l’inglese oltre l’italiano purtroppo non bastava; quindi insieme ad altri francesi e spagnoli, parlare insieme è stato come seguire un corso “super Duolingo” non virtuale, e in 10 giorni sia io che Nicola siamo stati in grado di comunicare con sempre più nazionalità. È stata un’immersione totale in un mondo multiculturale, che mi ha arricchita più di quanto potessi immaginare.

E poi ci sono le amicizie nate con gli altri volontari. Non solo con i pochi italiani, ma anche con i tanti stranieri con cui abbiamo condiviso speranze, pensieri sulla fede, domande di senso, storie personali. Sono relazioni che vanno oltre il semplice «ci siamo trovati bene» per dieci giorni: sono quelle che cercheremo un domani per rivederci in qualche nuovo paese. E anche questo, in fondo, è un dono: sentirsi parte di una rete di umanità sparsa nel mondo. Ovviamente non è stata un’esperienza facile in tutto. C’è stato anche il momento per pensare, per riflettere su ciò che si è vissuto. A Tor Vergata, ogni volta che passava il Papa, migliaia di ragazzi correvano verso di lui, cantando, pregando, gioendo. E dentro di me mi sono chiesta: «E se anche solo uno su mille di questi ragazzi, tornato a casa, vivesse davvero ogni giorno i valori cristiani che ha gridato lì con entusiasmo, nelle stazioni, nelle metro, nelle strade di Roma, quanto sarebbe diverso il mondo?».

Se solo quell’energia potesse trasformarsi in amore concreto verso l’altro, in rispetto, in giustizia…probabilmente sì, vivremmo in un mondo più umano. Il mio Giubileo non è stato quello dei flash e delle foto sotto il Cupolone. È stato fatto di sudore, stanchezza, sorrisi, scambi interpersonali. È stato servizio, ascolto, confronto. E in fondo, anche se all’inizio sembrava il “volontariato più sfortunato” — lontano dal centro, con turni lunghi e spesso notturni — per me e Nicola si è rivelato il più vero. Quello che ci ha regalato tanto, che ci ha insegnato ancora di più. E se oggi mi chiedessero di tornare indietro e scegliere, lo rifarei. Perché oggi più che mai, in un mondo segnato da divisioni, ingiustizie, disumanità, da guerre di cui si parla sempre poco, perché forse ormai abbiamo reso normale ciò che non lo è, c’è bisogno urgente di esperienze che ci aiutino a costruire un mondo nuovo. Vero. Umano. Profondamente umano. In cui si capisca quanto essere diversi sia soltanto ricchezza e che volere bene l’altro e curarsi del prossimo è, alla fine, la risposta a tutto.

Miriam Smeralda Todaro
scolta clan/fuoco “Cassiopea”, Agesci gruppo Marsala 2

Nicola Pugliese e Miriam Smeraldo Todaro.
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