[LA STORIA] La malattia e la rinascita: la nuova vita di Elisa grazie all’amore

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Il 22 giugno 2021 ha il sapore di una vittoria: Elisa riprende a camminare e ritorna a casa dopo ben otto mesi di ospedalizzazione. Elisa è una donna semplice, una mamma amorevole che ha saputo conservare, nonostante le aspre vicissitudini della sua storia familiare, un cuore nobile e una fede genuina. A Campobello è molto nota. La si incontrava spesso in giro. Qualche anno fa Elisa bussò alla porta del nostro Centro di ascolto. Già a quel tempo non mancavano le difficoltà e qualche acciacco per la salute cagionevole ma nulla lasciava presagire cosa sarebbe accaduto di lì a poco.

Si era avvicinata ai sacramenti, veniva a messa. Era diventata una presenza amica in comunità. Amava sedersi vicino al coro e diceva: «Qui in Chiesa trovo la pace». Quest’anno improvvisamente Elisa si ammala e viene ricoverata a Castelvetrano. Risulta positiva al tampone Covid-19 e viene trasferita all’ospedale “Policlinico” di Palermo, dove rimane per sei mesi. Cerchiamo con fatica dei contatti con i medici dei reparti ospedalieri. La diagnosi è dura. Alla positività al Covid si aggiunge la spondilodiscite psoriasica, un’infiammazione localizzata a livello delle vertebre e dei dischi intervertebrali. Elisa inizia a peggiorare, non deambula.

Rossella Leone, Elisa ed Enza Lupo.

Noi da Campobello la chiamavamo spesso. Le nostre telefonate erano momenti di sostegno e di preghiera, di affidamento al buon Dio e alla Vergine Maria. Tuttavia Elisa continua a peggiorare anche sotto il profilo psichico. Improvvisamente non risponde più al telefono. Ricerchiamo ancora un contatto con i medici. Elisa è fisicamente peggiorata, psicologicamente non regge più, si è chiusa in sé, non vuole più vivere. In quel periodo si trovava nel reparto malattie infettive. Chiediamo di vederla e i medici acconsentono alla visita. Ci precipitiamo al Policlinico.

Quell’incontro è stato qualcosa di unico, ci siamo guardati con gli occhi pieni di lacrime, pur separati da una barriera in vetro. Elisa non riusciva più a muoversi. Le uniche sue parole sono state: «Vi voglio bene». Le sue condizioni erano critiche, un corpo sacrificato, nudo, con piaghe, spogliato della sua dignità. Dall’intimità e dall’emozione di quell’incontro si accende la speranza. Elisa si sente amata, sostenuta e ricomincia ad aggrapparsi alla vitaq con tutte le forze. Elisa dice: «Voglio farcela».

Nella foto: Elisa con Enza Lupo, Simona Barbera, Rossella Leone, Fabio Gigante, Domenico Vaccari Orlando, don Nicola Patti.

Era evidente che Elisa aveva bisogno di amore, oltre che le cure dei sanitari. Arriva un tempo di un ulteriore sofferenza per Elisa. Accompagnati dal nostro parroco don Nicola Patti, ritorniamo una seconda volta a trovarla al Policlinico di Palermo. Durante quella visita, con stupore, ci rendiamo conto che le condizioni di Elisa sono appena migliorate. Il 20 aprile scorso Elisa viene finalmente dimessa dall’ospedale Policlinico di Palermo e trasferita alla Casa di cura riabilitativa “Vittoria” a Castelvetrano.

È la Diocesi, attraverso la Caritas diocesana e la Fondazione San Vito Onlus, a farsi carico del trasferimento in ambulanza oltre che dell’acquisto di ausili ortopedici necessari alla riabilitazione. Al suo ingresso in clinica il nostro Vescovo fa arrivare alla nostra cara Elisa i suoi saluti e la sua paterna benedizione. Grazie all’equipe medica della Casa di cura, che ha operato in maniera straordinaria, con professionalità e pazienza, Elisa riacquista discretamente l’uso degli arti inferiori. Ritorna a sorridere. Come il buon Samaritano, che ritorna a visitare e prendersi cura del malcapitato nei briganti cui aveva prestato soccorso, nel tempo della degenza di Elisa siamo ritornati di tanto in tanto a sostenerla e prenderci cura di lei.

Il giorno in cui si è conclusa la sua lunga degenza, ad attenderla con noi c’è stato il nostro parroco don Nicola. All’uscita dalla clinica Elisa esprime un desiderio: vuole un caffè al bar cosi come si fa tra amici. Attorno a quel tavolo, tra i sorrisi, i lunghi mesi di sofferenza sembrano essere solo un lontano ricordo. Elisa è la testimonianza che l’amore è la miglior medicina nella malattia. È quella cura e quell’attenzione alle fragilità a cui Papa Francesco ci invita: «La carità è l’abbraccio di Dio agli uomini, soprattutto agli ultimi e ai sofferenti».

Cosa paralizzava il corpo di Elisa? Sicuramente la malattia che aveva corroso la sua colonna vertebrale, ma esiste anche le paralisi della paura, dello sconforto e della solitudine, che spesso colpisce più della malattia. Non per ultimo alcuni ringraziamenti. Innanzitutto ai parrocchiani che hanno sostenuto Elisa con la preghiera e hanno cercato di sovvenire materialmente alle sue necessità. Poi la Fondazione San Vito, la Caritas diocesana, l’equipe medica della Casa di cura “Vittoria” (Domenico Vaccari Orlando, Salvaore Lo Sciuto, Caterina Randazzo, Vincenzo Ventimiglia, Simona Puleo, Simona Barbera, Fabrizio Marussich.

Enza Lupo e Rossella Leone per Condividere
Corresponsabili Centro di ascolto Caritas Unità Pastorale Campobello di Mazara

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