Secondo quanto è scritto nel Piano strategico nazionale delle aree Interne, pubblicato mesi addietro dal Governo italiano, la situazione per le aree interne del Paese è preoccupante. E la conclusione è quella di una situazione allarmante, soprattutto per il calo demografico e lo spopolamento, ritenuti nella sostanza una condanna definitiva, tale da far scrivere agli esperti che «la popolazione può crescere solo in alcune grandi città e in specifiche località particolarmente attrattive». Nel Piano, l’Obiettivo 4 della Strategia nazionale s’intitola: “Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”. Anche di questo documento e dello stato attuale delle aree interne dell’Italia si è discusso a Benevento nell’annuale convegno dei Vescovi delle aree interne, al termine del quale 139 tra Cardinali, Arcivescovi, Vescovi e Abati hanno sottoscritto una lettera aperta al Governo e al Parlamento. Il testo sarà consegnato all’intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud, Isole e Aree Fragili”.
Un contributo che offriamo al Governo e al Parlamento – spiega monsignor Felice Accrocca, Arcivescovo di Benevento, promotore dei convegni sulle Aree interne – perché non possiamo e non dobbiamo rassegnarci a sancire la morte di una parte significativa della Nazione. Ne sortirebbe un danno per tutti. Noi crediamo che, accanto alle criticità, che pure ci sono, le Aree interne possono vantare grosse potenzialità, che devono però essere valorizzate in un progetto organico che richiede tempi anche lunghi. Una sfida che la politica deve saper cogliere se non vuole assistere al proprio fallimento. Noi siamo già presenti sul campo e siamo disponibili a offrire il nostro contributo».
«Come Vescovi e pastori di moltissime comunità fragili e abbandonate, quindi, non possiamo e non vogliamo rassegnarci alla prospettiva adombrata dal Piano strategico nazionale delle aree interne», hanno scritto nella lettera. «Sollecitiamo le forze politiche e i soggetti coinvolti a incoraggiare e sostenere, responsabilmente e con maggiore ottimismo politico e sociale, le buone prassi e le risorse sul campo, valorizzando un sistema di competenze convergenti, utilizzate non più per marcare differenze, ma per accorciare le distanze tra le diverse realtà nel Paese».
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