Francesco esprime bene la santità della Chiesa. Dopo aver letto l’Evangelii gaudium e aver visto come si relazionava con i malati e gli ultimi, durante un pranzo tra amici, in cui si parlava di papa Francesco, ho esclamato: «…è un santo!». Questa espressione, in questi dodici anni, tutte le volte che Francesco diceva o faceva qualcosa di discutibile, mi veniva amichevolmente rinfacciata e creava sorrisi affettuosi in tutti i presenti.
Adesso, che siamo nel giorno della sua sepoltura e che il popolo di Dio, dentro cui Francesco si sentiva immerso, lo piange e lo venera, torno a dire con maggiore convinzione: «…è un santo!». Con questa affermazione non intendo dire che Francesco non ha fatto degli errori o che non aveva un suo caratterino con cui tutti dovevano fare i conti, ma che ha vissuto il suo rapporto con Dio in termini totalizzanti e reali, si è messo a servizio dell’umanità per conto della Chiesa, ha testimoniato la gioia del Vangelo dentro le piaghe dell’umanità, ha testimoniato sempre la misericordia per tutti.
La Sua santità è quella dell’uomo storico che cerca una soluzione a tutti i problemi, a partire dalla fede in Gesù Cristo. La Sua santità è simile a quella di un padre di famiglia che con coraggio ogni giorno chiede a Dio la forza per andare avanti. Francesco direbbe è «la santità feriale, della porta accanto, della classe media…» a cui tutti dobbiamo tendere.
Don Giuseppe Alcamo



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