[LA STORIA DI “MARCELO”] Dall’Africa in Sicilia, «in oratorio amici e accoglienza»

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Mohammed Ramadan per gli amici è Marcelo. E un motivo c’è: la sua somiglianza col famoso giocatore di calcio Marcelo Vieira da Silva Junior. Oggi questo giovane ha 19 anni, ma quando è arrivato in Italia ne aveva 16. Lui è un figlio dei “viaggi della speranza”, attraverso il mare Mediterraneo. Il suo sorriso è disarmante. Arriva dalla Guinea e, quando gli si chiede «come sei arrivato in Italia e a Marsala», il suo viso assume un altro aspetto. Marcelo accenna qualcosa, la racconta con difficoltà ed emozione.

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A soli 12 anni ha attraversato l’Africa, passando per il Senegal, l’Algeria, il Marocco, fino alla prigionia in Libia. «Ero solo un bambino dice ed eravamo in tre», racconta. Gli anni vissuti in Libia, il cui ricordo Marcelo vuole dimenticare. L’attraversamento in barca del mare Mediterraneo e l’arrivo in Sicilia. Da alcuni anni Marcelo vive a Marsala, dapprima in una casa d’accoglienza, oggi ha preso un piccolo appartamento in affitto. All’oratorio Salesiano di Marsala ha trovato piena accoglienza. «Quando sono arrivato in oratorio non conoscevo nessuno, se non altri due ragazzi immigrati. Loro erano cattolici, io musulmano. Venivamo qui a giocare perchè vivevamo in una casa famiglia, vicino l’oratorio. Stavo lì durante le preghiere con rispetto verso gli altri.». È stato un educatore salesiano a invitarlo: «Fu una persona che ha visto come giocavamo e ci ha chiesto di entrare a far parte della squadra di calcio dell’oratorio. Così è nata questa bella esperienza: con la formazione abbiamo anche partecipato a dei campionati regionali a Kastalia. Poi i miei due amici sono andati via, ma io ho continuato a frequentare l’oratorio».

Una seconda casa dove Marcelo si sente accolto e voluto bene: «Qui sono diventato amico di molti bambini e ragazzi», spiega. «In questi anni – spiega – ho vissuto tanto tempo in cortile, grazie al tempo che mi veniva concesso dalla casa d’accoglienza. Purtroppo, a causa di un decreto, al compimento dei 18 anni mi sono ritrovato fuori dal centro di accoglienza e di nuovo per strada».

Ad aiutarlo, stavolta, ci hanno pensato gli amici dell’Oratorio. «Sono stati loro ad accogliermi, dandomi la possibilità di vivere nella Casa Salesiana per il tempo necessario a trovare un lavoro e una casa. Adesso ho preso un appartamento in affitto e faccio dei lavori saltuari, ma nell’incertezza della vita, trovo nell’oratorio un luogo sicuro in cui mi sento accolto e voluto bene».

Sul volto di Marcelo è tornato il sorriso: «Non mi sento discriminato perchè di un’altra religione, anzi sono grato per il modo in cui i preti di questo Oratorio e gli animatori mi vogliono bene. Siamo amici! Ho anche vissuto l’esperienza del Grest, durante l’estate e questo mi ha reso felice».

Giovanna Benigno per Condividere

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