[LA TESTIMONIANZA] Suor Daniela, Madre Abadessa: «La mia vocazione nata ad Assisi»

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Le mie testimonianze vocazionali risalgono ormai a molti anni fa. Provocata a fare memoria, a 59 anni e quasi a 40 dal mio ingresso in monastero ad Assisi, mi piace guardare al dono della vocazione e della perseveranza con gli occhi e il cuore di quel “ragazzo” di nome Davide, che con semplicità riconosce che Dio è con lui ed è stato sempre con lui, liberandolo da ogni sfida della vita, dalle proprie vulnerabilità e magari imprudenze.

Sono convinta che quel Golia, dal quale un po’ tutti veniamo sfidati nella nostra piccolezza, nei nostri slanci di coraggio e di generosità, come forse nella nostra incoscienza, non rappresenta tanto un pericolo o una vittoria personale, quanto piuttosto ogni nostro combattimento di fede, mai isolato dal mistero della fecondità apostolica legato alla vocazione e missione di ogni battezzato nella Chiesa.

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Quanta sequenza di immagini vive tessono il mio percorso di vita e di sequela. Fanno capolinea a dove e come oggi mi ritrovo: una sorella povera di Santa Chiara nel monastero “Sacro Cuore” di Alcamo, chiamata dal Protomonastero “S. Chiara” di Assisi, a essere “serva e madre” di questa comunità, per condividere insieme un nuovo tratto di cammino. Una vicendevole sfida, che dopo quasi 10 anni svela davvero tutta la sua novità, quella del trasferimento in un ex convento, donatoci dai Frati Minori Cappuccini di Palermo, alle pendici della suggestiva Erice. L’esodo comunitario di ventuno sorelle, esigente, ma quanto mai affascinante, dentro il “sì” di un mio esodo personale. Questa esperienza di restauro e ristrutturazione del futuro monastero di Erice, avviata da pochi mesi e tutta affidata alla Provvidenza, mi dona di rinnovare il mio abbandono al Padre delle misericordie, ricordando quanto vissuto nel 1997, dopo il terremoto che ha colpito l’Umbria.

Allora, al Protomonastero, ho seguito da vicino tutte le peripezie burocratiche e poi cantieristiche per il restauro e l’adeguamento liturgico e funzionale sia del grande complesso monastico, capillarmente lesionato, sia della Basilica di “S. Chiara”, con un distacco della facciata e la caduta degli affreschi dall’abside e dai transetti della navata centrale. Tre anni di convivenza con un centinaio di operai, abitando in un prefabbricato di legno nell’uliveto del monastero, trasformato in un piccolo e provvisorio luogo di preghiera e di fraternità, nel quale si alternavano altre sorelle. Anni di incognite economiche e tempistiche, di ansie e preoccupazioni per poter riunire l’intera comunità di oltre quaranta sorelle, che nel frattempo erano ospitate nel convento dei Frati Minori a Perugia. Ma anche anni di stupore davanti alle meraviglie che operava il Signore, restituendoci a poco a poco tutta la sobria bellezza architettonica e la rinnovata sicurezza e funzionalità del monastero ristrutturato, senza che noi ne avessimo le capacità umane e finanziarie per concretizzare tutto questo.

Ancora più indietro negli anni, come non ricordare l’esperienza della Fondazione in Trentino, a Borgo Valsugana, in un altro ex convento, questa volta donato dai Frati Minori di Trento. Una prima partenza da Assisi umanamente non calcolata… Un’avventura iniziata solo qualche mese dopo la professione temporanea nell’Ordine delle Sorelle povere di S. Chiara, dopo il mio primo affidamento alla comunità, nelle mani della Madre Abadessa, per vivere in obbedienza, senza nulla di proprio, in castità e in clausura.

Quale strappo lasciare Assisi, la città di Francesco e Chiara, che mi aveva attirato già dall’età di sedici anni durante un campo con gli scout, che era diventata la meta preferita delle successive vacanze con gli amici, il luogo dove alla fine ho deciso di trasferirmi dopo la maturità, per fare esperienza più da vicino della spiritualità francescana e studiare Teologia.

La tappa di Borgo Valsugana è stata anche quella che il Signore aveva preparato per il mio “si” definitivo della Professione Solenne, per affinare la mia libertà ad appartenere a Lui. Trascorrono nuovamente pochi mesi da questo evento e l’obbedienza mi richiama inaspettatamente ad Assisi. Continuando ad andare a ritroso, mi ritrovo in cuore un’ultima immagine: le corse incontro a mio padre, forse due, forse tre anni, quando le sue braccia sono state la mia scuola per fidarmi e affidarmi a Dio, eco di un grembo familiare di Chiesa, che nel fonte battesimale ci abilita ad andare incontro a Dio, che è Padre, che è Figlio prediletto, che è Spirito di Amore, camminando sicuri nelle sfide della vita, perchè ci libera e continuerà a liberarci dalla radice di ogni male e di ogni morte.

suor Maria Daniela per Condividere

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