[L’INIZIATIVA] Il silenzio e la preghiera per i migranti vittime dei naufragi: domenica 26 aprile nella chiesa di San Vito

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Ora che il numero delle vittime di un singolo naufragio nel Mediterraneo sfiora le quattro cifre, dovremmo avere il buon senso e il pudore di cominciare a limitare le parole. Domenica 26 aprile, alle ore 19,30, sul sagrato della chiesa di San Vito a mare in Mazara del Vallo il Vescovo presiederà la Santa messa in memoria dei migranti vittime del naufragio.

La chiesa di San Vito a mare.
La chiesa di San Vito a mare.

L’ETERNO RIPOSO. ALMENO QUELLO…

Non so che dire. Non so veramente che dire. Riesco solo a mettere insieme quel numero probabile, 700, con le centinaia di messaggi razzisti e infami che compaiono sulle bacheche di FB  e su Twitter, i tazebao virtuali che grondano schifezze. Schifezze immonde, neanche odio, perché l’odio dovrebbe essere un sentimento consapevole. A centinaia di vittime sacrificali nel mare che non è più di nessuno, corrispondono centinaia di parole infami vomitate. Chi è il colpevole? Chi è l’assassino? Chi arma chi? Io credo ormai che non ci si possa accostare al dramma dei migranti senza prima aver preso di petto la questione del razzismo. Senza aver denunciato chi usa l’arma del razzismo per piccoli risultati elettorali o per ancor più piccole frustrazioni personali.

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Occorrono decisioni importanti e non emergenziali. Occorre una rivoluzione delle parole e dei sentimenti. Una rivoluzione dei diritti. In questi giorni mi son fatta coraggio (perché di coraggio ce ne vuole) e mi sono letta le parole colme di vomito che riempiono le bacheche. Quelle personali, e quelle di figure pubbliche. Un esempio fra tutti, forse il più bersagliato: Laura Boldrini. Può sembrare fuori luogo accostare il naufragio di questa notte con il vomito razzista che riempie i social network. Eppure i due elementi si tengono: i morti del naufragio più recente, solo l’ultimo ahimè in ordine di tempo, sono le vittime sacrificali di un’anima che abbiamo perso da tempo. L’anima della comunità. L’anima attraverso la quale si riconosce l’evangelico ‘prossimo nostro’, il laico ‘vicino’. L’amico.

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Non mi bastano, non ci bastano i milioni in piazza per Charlie Hebdo. Non ci bastano affatto. A guardarli, a distanza, sono l’espressione più chiara ed evidente dell’Europa-fortezza. Perché per Charlie Hebdo abbiamo difeso ‘i nostri’. Le nostre vittime. Nulla, o quasi, abbiamo fatto per il ‘prossimo nostro’. Persino le vittime del Bardo sono state strumentalizzate, perché le abbiamo interiorizzate come ‘nostre’. Più difficile, arduo, difendere i rom, i migranti, la puzza di povertà che molti di loro emanano. Più difficile andarli ad accogliere, non solo a Lampedusa, come fa l’Italia che non si vede e c’è, per fortuna. L’Italia che stamattina alle 7 a Porto Empedocle ha accolto i migranti che vengono smistati nei diversi centri di ricovero. L’Italia che accoglie cadaveri nei suoi cimiteri. L’Italia dei samaritani buoni.

NAVE COSTA: PARENTI DEI DISPERSI RIUNITI IN PREGHIERA

Quest’Italia silenziosa e samaritana, invisibile e terribilmente presente piange, anche oggi. Come ha sempre fatto in questi anni. Non ha bisogno di scendere in piazza perché è già per strada, ogni giorno. Ma non è (ancora) abbastanza forte, compatta, incisiva da segnare le politiche degli Stati europei. Non ha ancora detto ‘basta’ al genocidio di un gruppo che non è etnia, non è comunità di fedeli, non è nazione. È un gruppo composito e dolente, colorato e silente. Li chiamiamo migranti. Dovremmo forse cambiar loro denominazione, e semplicemente definirli umanità. Comunità di esseri umani. Persone a cui è stata strappata non solo la vita, ma la dignità. “L’eterno riposo dona a loro, o Signore”. L’eterno riposo, almeno quello, dopo una vita che avrebbero meritato – le vittime, i morti, gli uomini e le donne – più degna e colma di compassione. Una vita che non abbiamo difeso abbastanza.

Paola Caridi
www.invisiblearabs.com

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