[VERSO LA PASQUA/3] L’estremo silenzio dell’essere morto nell’attesa della speranza

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In questo giorno che segue il Venerdì Santo, giorno in cui l’assemblea si era sciolta in silenzio, la Chiesa vive in un’aria di attesa carica di speranza. Nella grande pausa del Sabato Santo Cristo scende inerte nell’abisso informe dell’Ade per stare, in mortale silenzio, presso coloro che sono morti all’amore. Ѐ l’estremo silenzio dell’essere morto, è l’esperienza della radicale separatezza. Questo “scendere” di Cristo ci dice la sua solidarietà con l’uomo, è dunque uno sperimentare e un condividere la sua stessa estrema solitudine nel regno della morte. Il sacrificio della croce si estende così all’abisso della corruzione mortale del peccato. Ѐ un mistero che richiede silenzio: «al Sabato Santo il Figlio viene introdotto nell’oscuro mistero del Padre, cosa che può avvenire solo nel mistero e nel silenzio». (Hans Urs von Balthasar).

Il Giusto sofferente e umiliato, si incarna in ciò che Dio respinge da sé perché estraneo, separato e contrario alla propria sostanza che è Amore. Nel silenzio del descensus ad inferos, Cristo si immerge nella  caotica realtà del peccato, fa esperienza della corruzione della creatura e si fa con-sofferente e solidale con l’uomo nel dramma della perdizione mortale. Il dramma dell’uomo che, disappropriandosi del suo naturale rapporto con Dio si autocondanna nella tragica solitudine degli inferi, è all’origine del dramma di Dio: l’inesauribile Sorgente dell’Amore rincorre la creatura decaduta e, spingendosi ancora più in basso di essa, la afferra in un tenero abbraccio d’amore che la strappa dalla forza disgregante del peccato. Tutto avviene nel più assoluto silenzio. Un silenzio che reca in sé una profonda dimensione soteriologica. Esiste infatti per Dio una sola possibilità, molto misteriosa, di salvare l’uomo che nella sua distorta libertà, coscientemente chiude il flusso della vita di grazia: «unirsi in silenzio alla propria creatura accompagnandola con bontà sulla stessa via della perdizione» (H.H. von Balthasar).

Questa scelta di accompagnare in silenzio è dettata e giustificata dal modo stesso dell’agire di Dio perché nonostante l’uomo non vuole prestare ascolto alla sua voce, Dio si adegua all’uomo per amore. Il silenzio del Sabato Santo diventa sinonimo di una communio fondata sull’amorevole compartecipazione di Cristo allo stato di sofferenza della creatura. «La discesa di uno solo nell’abisso si trasforma nell’ascesa di tutti dallo stesso abisso» (H.H. von Balthasar). Facendosi peccato, Cristo libera l’uomo dal peccato stesso e sconfigge il peccato nella sua realtà originaria portando a compimento il dramma del sacrificio simpatetico. Siamo dentro ad uno dei misteri più alti della nostra fede!  La discesa agli inferi è il modo in cui Cristo ci raggiunge fino in fondo! Dunque non c’è situazione di vita, per quanto distante da Lui, che non può essere visitata dal Suo Amore!

Le monache clarisse del Sacro Cuore di Alcamo

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